Oggi 26 marzo, San Pietro di Sebaste: nato in una famiglia di giganti della fede

San Pietro di Sebaste fu uno strenuo difensore della fede cattolica dalle eresie del suo tempo. Faceva parte di una famiglia in cui la Santità era di casa.

San Pietro di Sebaste
San Pietro di Sebaste – lalucedimaria.it

Oggi, 26 marzo, la Chiesa ricorda la figura di San Pietro di Sebaste, vescovo, noto per essersi adoperato tanto in difesa della fede cattolica ferocemente attaccata dalle eresie che circolavano nella sua epoca, il IV secolo.

Nacque, infatti, nel 340 a Cesarea di Cappadocia, in Turchia, in una famiglia che diede alla Chiesa diversi Santi. Figlio di Basilio il vecchio e di Emmelia, era nipote di santa Macrina l’Anziana, e come fratelli aveva santa Macrina la Giovane, san Basilio Magno e san Gregorio di Nissa.

Santo di oggi 26 marzo: San Pietro di Sebaste, vescovo fratello di Santi, difese la fede dalle eresie

Il padre di Pietro e dei suoi fratelli morì quando lui era ancora un bambino piccolo. Crebbe con le cure e le attenzioni della sorella santa Macrina che era abbastanza più grande di lui e se ne occupava come una seconda mamma.

Arrivato all’età della giovinezza, Pietro decise di intraprendere la vita religiosa e scelse di entrare nel monastero che era stato fondato tempo prima dalla madre. L’abate di quel monastero, che si trovava nei pressi del fiume Iris, era il fratello Basilio.

Si pensa che anche per questo legame fosse il fratello con cui avesse un rapporto più stretto. Più avanti, gli succedette alla guida del monastero, quando questi, diventato vescovo di Cesarea in Cappadocia, lo lasciò. Era il 362.

Segue la via della Santità

Meno conosciuto del suoi più illustri fratelli, anche Pietro seguì la via che porta alla santità. Nel 370 fu ordinato sacerdote dal fratello san Basilio. Da sempre mostrò di avere un indole caritatevole e si prodigava per prestare aiuto ai bisognosi tanto più sotto particolari eventi calamitosi.

Si racconta, infatti, che quando ci fu una grave carestia, i poveri affamati bussavano alla porta del suo monastero e lui forniva loro tutti gli aiuti possibili.

Dopo che nel 379 i suoi fratelli, san Basilio e santa Macrina morirono, l’anno successivo, nel 380 Pietro fu nominato vescovo di Sebaste, detta anche Sivas, località che si trovava nell’antica Armenia.

Si rivelò un pastore prudente e attento, e nonostante non fosse molto colto, come i suoi fratelli, si adoperò con tanto fervore per contrastare le eresie che dilagavano a quel tempo e difendere la fede cattolica.

Contro le eresie

In particolare c’era il problema dell’arianesimo e lui seppe fronteggiare efficacemente le questioni teologiche ponendo in evidenza la vera dottrina. Quando, nel 381, fu indetto il Concilio di Costantinopoli anche lui vi prese parte.

Molto spesso la figura di san Pietro di Sebaste viene confusa erroneamente con il suo predecessore alla sede episcopale, che pure si chiamava Pietro. Per distinguerli, infatti, è più corretto chiamarlo san Pietro II di Sebaste. 

La morte lo colse nel 391. Lasciò vari testi scritti, ma ad oggi rimane soltanto una lettera che scrisse al fratello san Gregorio. In essa lo esortava a portare a compimento il Trattato contro Eunomio, che aveva iniziato.

Nel Martirologio Geronimiano la sua memoria liturgica era fissata al 9 gennaio, ma nell’ultima edizione del Martirologio Romano promulgata da san Giovanni Paolo II è stata spostata al 26 marzo.