Oggi 18 marzo, San Salvatore da Horta: il frate taumaturgo incompreso e ostacolato

Frate francescano, san Salvatore da Horta subì molti ostacoli e incomprensioni, ma furono tanti i miracoli avvenuti grazie alla sua intercessione e tramite i suoi carismi. 

San Salvatore da Horta
San Salvatore da Horta – lalucedimaria.it

Il 18 marzo la Chiesa ricorda san Salvatore da Horta, religioso appartenente ai Frati Minori, che fu taumaturgo. Il Martirologio Romano lo commemora come uomo che “si fece umile strumento di Cristo per la salvezza dei corpi e delle anime“.

Con il nome di Salvatore Grionesos da Horta nasce a Santa Coloma de Farnés, in Catalogna, Spagna nel dicembre 1520. I genitori erano infermieri nell’ospedale del luogo, ed in seguito ne presero la direzione.

Santo di oggi 18 marzo: San Salvatore da Horta, frate  taumaturgo e i suoi tanti miracoli

San Salvatore rimane orfano molto presto, prima entra  nell’abbazia benedettina di Montserrat, ma successivamente sceglie la via della povertà ed entra nel convento francescano di Barcellona.

Fa la professione religiosa nel 1542 e poi si trasferisce a Tortosa. Era dotato di grandi carismi soprannaturali e ben presto si diffonde la sua fama di taumaturgo. 

I prodigi che si compiono per mezzo di lui sono tanti e nonostante lui viva nella più profonda umiltà e nel nascondimento dei suoi doni, è impossibile che non si sappia. Le voci circolano, gli viene attribuita la definizione di taumaturgo e questo gli provoca moltissimi problemi. 

Proprio a causa dei carismi di cui è stato fatto depositario subisce attacchi di ogni genere. C’è innanzitutto l’invidia dei suoi confratelli, le incomprensioni, e viene ostacolato nel compimento delle sue opere di carità.

La profonda umiltà

Si occupava di svolgere i lavori più pesanti, faveca il bene, ma i suoi confratelli erano infastiditi da tutto il clamore che circolava sulla sua figura e lo ritenevano un indemoniato. Così lo trasferivano da un convento all’ altro.

In ogni luogo andasse si verificavano dei prodigi. Fu mandato prima a Belipuig e verso il 1559 ad Horta nella provincia di Tarragona in Catalogna, dove restò per quasi 12 anni.

A testimonianza della sua grande umiltà c’è un racconto. Un amico  un giorno lo aveva messo in  guardia dal pericolo della vanagloria, e lui risponde: “Non sono che un sacco di paglia, il cui valore rimane lo stesso sia che si trovi nell’attico, nelle fondamenta o nella stalla!”.

Camminava scalzo, pregare incessantemente, e digiunava con grande rigore. Era devoto  in modo particolare alla Madonna degli Angeli e a San Paolo. L’Apostolo delle genti  gli sarebbe apparso in diverse occasioni e sicuramente sul letto di morte.

Il culto

Gli attacchi che subì nel corso della sua vita possono esser considerate delle vere e proprie persecuzioni. Lui le accettava con coraggio e confidando nell’aiuto del Signore.

Viene anche denunciato presso il tribunale dell’Inquisizione, ma alla fine ne esce vittorioso. Nell’ultima parte della sua approda in Sardegna, al convento di S. Maria di Gesù a Cagliari dove giunge nel novembre 1565. Lì vive un periodo pacifico e vi trascorre solo gli ultimi due anni di vita.

Colpito da una malattia muore, infatti, il 18 marzo 1567. Tutta la città da subito lo venera come Santo e ne conserva le reliquie nella Chiesa di S. Rosalia. Il suo corpo è custodito all’interno di una preziosa urna di bronzo dorato, arricchita di pregiati cristalli.

L´urna posta visibilmente sotto la mensa dell´altare maggiore al centro del presbiterio, con attorno quattro angeli in marmo bianco in atteggiamento orante. Il culto prende subito una grande diffusione e dalla Sardegna arriva in Spagna e in Portogallo.  Viene beatificato nel 1606 e canonizzato solo diversi secoli dopo, nel 1938.