Ultimo testimone dell’epoca apostolica e discepolo prediletto di san Giovanni: san Policarpo di Smirne rifulge come grande teologo e martire della fede primitiva.

Il Martirologio Romano ricorda oggi, 23 febbraio, la figura di san Policarpo di Smirne, che fu vescovo e martire. Eminente teologo, è ricordato come discepolo di san Giovanni apostolo e affrontò il martirio sotto le persecuzioni degli imperatori Marco Antonino e Lucio Aurelio Commodo.
Nato a Smirne nella seconda metà del I secolo, all’incirca nell’anno 69, in una benestante famiglia. Fu al seguito di san Giovanni e ne divenne fidato discepolo e intorno all’anno 100 fu messo a capo della comunità cristiana e quindi divenne vescovo.
Santo di oggi 23 febbraio: San Policarpo di Smirne, vescovo e martire, discepolo di san Giovanni apostolo
Come teologo, Policarpo godette di grande autorità e fu uno dei pastori più stimati del tempo. Dei suoi numerosi scritti sono pervenute solo una Lettera di san Policarpo ai Filippesi, scritta perciò per la comunità cristiana di Filippi.
È in quella lettera che riferisce di un incontro avuto con sant’Ignazio di Antiochia che aveva avuto modo di ospitare al suo passaggio, all’incirca nel 107. Ignazio passava da Smirne prima di recarsi a Roma dove avrebbe trovato la morte da martire.
Vari anni più tardi anche Policarpo si recò a Roma per discutere con papa Aniceto in merito alla data della Pasqua. Poi, quando fece ritorno a Smirne scoppiò una persecuzione contro i cristiani.
Dichiara davanti alla folla di essere cristiano
Quando venne perseguitato era ormai molto avanti negli anni, avendone 86. Venne condotto allo stadio perché il governatore romano Quadrato doveva condannarlo. Non volle pronunciare nessuna difesa neppure quando il governatore lo indusse a farlo con l’intento di risparmiargli la vita.
Lì, davanti alla folla che assisteva, volle, con il coraggio che viene dall’amore, dichiararsi pubblicamente cristiano andando incontro alle conseguenze, cioè alla morte. Così fu ucciso con un colpo di spada. Si conosce anche la data del suo assassinio: erano circa le due del pomeriggio del 23 febbraio 155, come emerge dal Martyrium Polycarpi scritto da un testimone che era presente in quel momento.
Nella Lettera ai Filippesi, l’unica che giunge fino a noi, san Policarpo aveva scritto, in riferimento al Signore, meditando la Passione e morte di Cristo: “Egli sofferse per noi, affinché noi vivessimo in Lui. Dobbiamo quindi imitare la sua pazienza… Egli ci ha lasciato un modello nella sua persona“.
Saldo nella fede
Con questa fede e questo amore per Gesù diede la sua vita professandosi cristiano fino alla fine. In questo fu sostenuto dalla comunione fraterna tra cui quella con sant’Ignazio di Antiochia che lo aveva esortato a resistere anche agli attacchi più feroci che sarebbero arrivati. Il Santo infatti gli disse: “Sta’ saldo come incudine sotto i colpi” e lui seguì alla lettera l’invito dell’amico e fratello nella fede.
Era diventato uno dei più autorevoli e stimati vescovi del suo tempo. Ai giovani si raccomandava di tenersi lontani “dalle passioni di questo mondo, perché ogni passione fa guerra allo spirito” e li esortava affinché fossero “sottomessi ai presbiteri e ai diaconi come a Dio e a Cristo“.
Ai presbiteri raccomandava di sostenere i malati, di prendersi cura delle vedove e dei poveri e di provvedere alla riconciliazione dei peccatori. Tra le fonti su san Policarpo c’è anche il suo discepolo sant’ Ireneo di Lione che lo menziona in Adversus haereses (III 3, 4) e nelle lettere a Florino e a papa Vittore.
È venerato da varie Chiese cristiane e la sua memoria liturgica è celebrata il 23 febbraio o il 26 gennaio, mentre per i cristiani copti l’8 marzo.







