San Oscar Romero, vescovo e martire lottò per i poveri e gli oppressi di El Salvador. Fu ucciso mentre stava celebrando la Santa Messa.

La Chiesa, oggi 24 marzo, ricorda san Oscar Romero, vescovo che si adoperava per la difesa dei diritti dei poveri e degli oppressi e divenne martire ucciso mentre celebrava l’Eucarestia.
“Un vescovo potrà morire, ma la Chiesa di Dio che è il popolo, non perirà mai“, diceva questo Santo durante la dura lotta che intraprese per difendere tutti coloro che vivevano nella miseria e nel dolore.
Con il nome di Óscar Arnolfo Romero Galdámez nasce il 15 agosto 1917 nella cittadina di Ciudad Barrios, nella Repubblica di El Salvador, figlio di un telegrafista. A 12 anni entra nel Seminario Minore di San Miguel e a 20 in quello Maggiore in San Slavador.
Santo di oggi 24 marzo: San Oscar Romero, vescovo e difensore dei poveri fino al martirio
Dal 1937 al 1943 prosegue la sua formazione a Roma all’Università Gregoriana e nel 1942 viene ordinato sacerdote. A causa della guerra deve tornare in patria e per oltre 20 anni fa il parroco nella diocesi di San Miguel.
Nel 1967 diventa Segretario della Conferenza Episcopale di El Salvador e si trasferisce a San Salvador. Successivamente, nel 1970 viene nominato ausiliare dell’arcivescovo e sceglie come motto episcopale Sentir con la Iglesia.
Sarà poi nel 1977, solo tre anni prima della sua uccisione, che diventa arcivescovo della città. La sua attività pastorale si svolge in un contesto del tutto particolare. Il Paese vive una grave crisi politica e al potere c’è una dittatura oligarchica-militare ed un’opposizione rivoluzionaria in atto.
La lotta per i diritti umani calpestati
La Chiesa è accusata di difendere i poveri e di attivismo politico. Oscar Romero si pone con un atteggiamento di moderazione e sostiene l’indipendenza della Chiesa dal potere pubblico. Si impegna per la difesa dei deboli e degli oppressi, contro ogni forma di violenza e di sopraffazione che lege i loro diritti di dignità umana.
In quel periodo sempre più sacerdoti vengono uccisi, così come il suo amico. il gesuita Rutilio Grande, assassinato pochi giorni dopo il suo insediamento nella sede episcopale.
Si scaglia contro le ingiustizie sociali, ma non lo fa opponendovi la forza bensì puntando alla conversione dei cuori a Dio. Con le azioni e con la predicazione in breve tempo Oscar Romero diventa un’importantissima figura pubblica.
La sua condanna della violenza è ferma e decisa, così come la sua difesa dei poveri. Tramite la radio diocesana vengono trasmesse le sue omelie che infiammano i cuori. La comunicazione è uno strumento molto importante di evangelizzazione e si rivela efficace.
La sua popolarità supera i confini del suo Paese e diventa celebre a livello internazionale, tanto che nel 1979 è tra i candidati per il premio Nobel per la pace, che poi è stato assegnato a Santa Madre Teresa di Calcutta.
Il martirio durante la celebrazione eucaristica
Il vescovo Romero si ispira alla dottrina sociale della Chiesa e, fedele al Magistero, e a quanto è emerso dall’allora recente Concilio Vaticano II, basa su questo il suo impegno sociale.
La sua vicinanza ai poveri non ha fondamenti ideologici e ovviamente non è basata su teorie umanitarie. La fede in Cristo e la carità che da lui proviene è la sola fonte che lo anima. Prega per lungo tempo davanti al Crocefisso prima di prendere decisioni.
Con l’acerbarsi della guerra civile si verifica un aumento della violenza che si scaglia anche contro di lui. Il 24 marzo 1980 mentre sta celebrando la Santa Messa nella cappella dell’ospedale per malati terminali viene brutalmente ucciso. Al momento dell’Offertorio un sicario lo colpisce con un colpo di pistola.
Presagiva la sua morte e si poneva con fiducia in Dio e accettazione verso questa possibilità. Solo un mese prima scriveva: “Mi costa accettare una morte violenta che in queste circostanze è molto possibile […] devo essere nella disposizione di dare la mia vita per Dio qualunque sia la fine della mia vita. Le circostanze sconosciute si vivranno con la grazia di Dio. Egli ha assistito i martiri e se è necessario lo sentirò molto vicino nell’offrigli l’ultimo respiro. Ma più che il momento di morire vale il dargli tutta la vita e vivere per lui“.
Beatificato nel 2015, è stato canonizzato nel 2018, riconosciuto martire in odium fidei.







