Egli spiegava che il processo di riconoscimento dell’influenza demoniaca parte dai pensieri quotidiani ed a riguardo diceva: “Se il corso dei pensieri che ci sono suggeriti termina a qualche cosa cattiva o che distrae, o meno buona di quella che l’anima aveva prima proposto di fare, o se questi pensieri infiacchiscono o inquietano o conturbano l’anima, togliendola pace, la tranquillità e la quiete che prima aveva, è chiaro segno che essi procedono dal cattivo spirito nemico del nostro profitto e della nostra eterna salute”.
Attraverso i pensieri il santo riusciva a comprendere il mutamento dello stato dell’anima. Sant’Ignazio sosteneva che se l’anima volgeva dal bene al meglio i pensieri dolci positivi erano spinti dallo spirito buono con pacatezza, mentre quelli negativi che inducevano al peccato erano invece spinti dal maligno con rudezza e veemenza. Al contrario, però, se lo stato dell’anima volgeva dal male al peggio erano i pensieri dolci quelli spinti dallo spirito negativo mentre quelli veementi e rudi erano i tentativi dello spirito buono di farci tornare sulla retta via.
Se questa interpretazione fosse corretta non basterebbe dunque riconoscere un pensiero che porta inquietudine per scorgere l’azione demoniaca. Se infatti la nostra anima è già in una situazione di peccato, il demonio non ha bisogno di causare ulteriore inquietudine ma gli basta indurre la vittima al peccato seducendolo, tranquillizzandolo che l’azione intrapresa è quella giusta da compiere. Sarebbe dunque necessario prima comprendere quale sia lo stato della nostra anima e capire se questo è andato a peggiorare o a migliorare. Nel caso in cui, invece, non esista alcuna turbativa non ci sarebbero dubbi sul fatto che la nostra pace interiore è sintomo del buono stato della nostra anima.
Luca Scapatello
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