Santa Veronica Giuliani: un Gigante d’amore

Chi è santa Veronica Giuliani?

Santa Veronica Giuliani è una donna capace di donarsi al suo amato.

Ho guardato il “Risveglio di un Gigante” dedicato alla vita di Santa Veronica Giuliani. La pellicola è distribuita in Italia grazie alla Dominus Production della mia cara amica Federica Picchi. È uno di quei film che ti fa riflettere, ti costruisce dentro e ti fa sentire il desiderio di allenarti ad amare, imparando da Colui che per primo ci ha amato, donandosi senza riserve.

Il titolo non poteva essere più azzeccato. Veronica è proprio così, un gigante di santità. In lei le esperienze mistiche, che altri santi e sante hanno vissuto due o tre volte, si moltiplicano in modo esponenziale. A prima vista appare una figura lontana, troppo lontana da noi comuni mortali. Poi conoscendola meglio, scopro invece che ha molto da dirci, soprattutto a noi donne di oggi.

Veronica, Orsola prima di prendere i voti, apparteneva ad un illustre famiglia, era una ragazza avvenente, che non passava di certo inosservata. Molti spasimanti facevano la fila per conquistarla. Il padre desiderava per lei un buon matrimonio con tutte le carte in regola e sperava così di dare lustro al casato. Beh, niente di nuovo rispetto a tante altre dinamiche familiari, in cui le aspettative e i sogni dei genitori si riversano sui figli.

Ma il cuore di Veronica è teso verso un amore più grande.

Anela al giorno in cui potrà diventare sposa si, ma del Signore. Una ragazza che aveva il mondo in mano. Avrebbe potuto ambire come tante giovani di oggi ad una buona posizione sociale, a una vita comoda e agiata: il sogno di molte, inseguito ad ogni costo e compromesso. Veronica invece sceglie liberamente una vita consacrata e di grande sacrificio. Sceglie di donarsi per amore all’Amore.

Un esempio in netta controtendenza rispetto alla mentalità del mondo che ci propone l’ideale di una vita agiata, facile, comoda, proiettata ad apparire e non a essere. Eppure Veronica era pienamente realizzata perché aveva speso la sua vita ad amare veramente, uscendo da se stessa, dai propri limiti, egoismi. Era felice! Stessa cosa non si può dire di molte donne di oggi, schiave di una mentalità individualista e prevaricatrice che induce all’affermazione di se stesse ad ogni costo, a una vita autoreferenziale, a non guardare in faccia nessuno pur di raggiungere i propri obiettivi.

La storia di Veronica porta in risalto un tema oggi in disuso, quello del peccato.

Siamo sempre più immersi nel relativismo, ciò che è un desiderio diventa diritto, con tutti gli effetti negativi che ne conseguono. Non esiste più una linea di demarcazione tra il bene e il male, oggi si ritiene che se una cosa si può fare allora è giusta.

Basta pensare all’aborto che è ritenuto addirittura un diritto, una conquista della donna. Mentre è solo un grande inganno di cui il primo a pagare è il bambino che viene ucciso. E poi la donna stessa che porterà per sempre la  ferita di quell’atto che non è altro che un omicidio. E dire a una donna che soffre per aver abortito, che quello era un suo diritto, non allevierà il suo dolore. No, perché non c’è verità in quella legge, ma non sempre la legge umana corrisponde alla legge divina. E solo la verità ci rende liberi e ci dona la pace del cuore.

Altro tema che emerge nel film sulla vita di Santa Veronica Giuliani, è l’offerta.

In una società dove si espande una cultura mortifera che tende a eliminare tutto ciò che comporta sacrificio, rinuncia, la parola offerta suona stonata. Si fa sempre più largo una mentalità dello scarto di coloro che non sono ritenuti degni di vivere, in nome della qualità della vita. Vedi quello che sta accadendo nella “civile” Francia, dove Vincent Lambert, un uomo rimasto disabile e in stato di minima coscienza dopo un incidente in moto, è sottoposto ad un’atroce agonia. Da otto giorni è privato dai medici di cibo e acqua contro la volontà dei suoi genitori e di lui stesso che lotta per sopravvivere. Ma non è ritenuto degno perché disabile irreversibile, e quindi un peso.

Ancora il film richiama l’attenzione su una realtà che molti ignorano o addirittura pensano che sia vuoto: l’Inferno.

Molti non ci credono, tra cui purtroppo dei sacerdoti. Non va più di moda parlare dell’Inferno, e se lo fai vieni tacciato di essere retrogrado, medievale (che poi è un complimento).

Veronica si spenderà e offrirà grandi penitenze per la salvezza delle anime. Un impegno a cui tutti siamo chiamati, ognuno in modo diverso come diversa è la chiamata di ciascuno per la santità. Ma tutti possiamo, anzi dobbiamo fare la nostra parte, e un giorno ce ne verrà chiesto conto.

Per chi pensa che Veronica non era tutta in se, niente di più falso.

A prova che non era né una malata di mente, né una visionaria, ci sono le sue grandi doti “manageriali”. Era una donna proiettata verso il Cielo ma con i piedi a terra, concreta, dotata di ottime capacità organizzative, tanto che per anni fu Madre Badessa del Monastero delle cappuccine di Città di Castello. Era capace di apportare migliorie che rendevano più funzionale la vita all’interno del monastero. Certo è  che una pazza non riuscirebbe in tutto ciò. E poi era molto amata dalle consorelle.

Un esempio di donna vincente, che ha fatto centro nella sua vita, e si propone come modello per noi donne di oggi, tanto bisognose di essere liberate dai condizionamenti di un mondo che fa di tutto per distoglierci dalla nostra vera chiamata, quella a cui il nostro cuore anela e l’unica nella quale trova la piena realizzazione: il dono di noi stesse per amore, per la vita.

Simona Amabene 

 

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