Il corpo di Santa Rita da Cascia, la Santa dei casi disperati, non fu mai sepolto, perché, immediatamente dopo la sua morte, cominciarono ad arrivare innumerevoli ex voto.
L’andirivieni dei devoti, che volevano porgere il loro ultimo saluto alla Santa, impedì alle Suore di procedere con la sepoltura usuale.
Le Consorelle, pertanto, misero il corpo in un lenzuolo, in attesa di una cassa umile.
Tra coloro che si recarono nel luogo in cui era esposto il corpo di Santa Rita, ci fu un certo mastro Cecco Barbari, proveniente da una famiglia devotissima. Fu proprio lui, dopo essere stato guarito dalla Santa, ad occuparsi della costruzione della bara.
Nei documenti dell’epoca, si legge chiaramente come si svolsero i fatti: “Dopo morta, dovendosi fare una cassa per riporre il corpo della Beata per li tanti miracoli che faceva, né trovandosi chi la facesse, un certo mastro Cicco Barbaro da Cascia, concorso se con le altre genti in detta chiesa per vedere il corpo della beata, ch’era struppio delle mani, disse “o, se io non fussi struppiato, la farei io questa cassa”, e che dopo dette parole restò sano delle mani e fece la cassa”.
Mastro Cecco Barbari, dunque, era guarito dopo aver visto il copro di Santa Rita, adagiato sul lenzuolo, ed aveva provveduto a costruire per lei una cassa.
Quella cassa umile, attualmente, è situata all’interno della cassa solenne, che si trova nella cella della Santa. I miracoli, per intercessione di Santa Rita, accadono tutt’ora, a tanti anni dalla sua morte.
Antonella Sanicanti
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