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Oggi 31 maggio: S. Camilla Battista da Varano e i dolori mentali di Gesù

Santa Camilla Battista da Varano ebbe visioni straordinarie legate principalmente alla Passione di Gesù, racchiuse in un testo che divenne centrale per molti santi.

Santa Camilla Battista da Varano – photo web source

Camilla era figlia Giulio Cesare Da Varano, signore di Camerino, le cui caratteristiche segnarono certamente il rapporto con la figlia. Il padre della futura santa era infatti un fervido sostenitore delle arti ma anche abile nelle armi, buon diplomatico, generoso con il popolo, vendicativo con i nemici e soprattutto, infine, dedito alle avventure sentimentali.

Da bambina fece un voto molto particolare

Dall’unione con la nobildonna Cecchina di Mastro Giacomo nacque, il 9 aprile 1458, la primogenita Camilla, cresciuta ed educata nel palazzo paterno, tanto da assimilare lo spirito guerriero del padre. Le sue gioie giovanili erano la musica, il canto, il ballo e la stessa santa lo racconta bene nelle sue autobiografie. 

Da bambina, dopo aver ascoltato una predica del francescano Domenico da Leonessa, fece un voto molto particolare. Quello di versare una lacrima ogni venerdì in ricordo della Passione di Gesù. Un voto che però andava certo molto poco in accordo con lo stile di vita portato avanti dalla giovane, le cui giornate erano spesso frivola e gioiose.

La scelta di ritirarsi a vita religiosa

Ogni volta che non riusciva a rispettare il voto, per tutta la settimana ci rimaneva molto male. Crescendo però approfondì la fede soprattutto con lo studio e presto riuscì ad adempiere con costanza alla pratica a cui si era votata, e per la quale spesso riceveva punzecchiamenti dai compagni.

A diciotto anni pensò quindi di ritirarsi a vita religiosa, e in lei crebbe una lotta interiore forte tra la vita mondana passata e quella religiosa che stava arrivare, a cui si sommarono anche le difficoltà dovute al padre, che non diede il suo consenso alla scelta di Camilla, che dopo tutto questo si ammalò per sette mesi.

Il principe compro il monastero degli Olivetani a Camerino

Nei due anni successivi ricevette anche visioni celestiali, visto che aveva raggiunto una maturità e intensità spirituale verso Cristo. Il 14 novembre 1481 il Principe acconsentì, e Camilla vestì l’abito francescano nel monastero di Santa Chiara di Urbino con il nome di suor Battista.

Il principe finì però per comprare il monastero degli Olivetani, vicino Camerino, donandolo alle autorità francescane per farne un convento di clarisse, il cui nucleo doveva venire da Urbino. Suor Battista fu una delle suore prescelte che il 4 gennaio 148 fecero il loro ingresso con il concorso del popolo e di tutta la corte del principe.

I doni straordinari dello Sposo divino e la sua passione vista da Camilla

Gli anni che seguirono furono di grande misticismo. Il punto di riferimento di Camilla era infatti la Passione di Cristo e in particolare i dolori del suo Cuore umano-divino. Le sue riflessioni mistiche erano sempre più elevate, e le raccolse tutte nel libro “I dolori mentali di Gesù nella sua passione”. Un testo che ben presto divenne una fondamentale guida per le meditazioni di molto tra i più importanti futuri grandi santi.

Ci fu poi il duro periodo dovuto agli attacchi di Cesare Borgia, che puntava a unificare l’intero territorio pontificio sotto il governo del papa Alessandro VI, a cui il padre di Camilla rispondeva con fermezza. Suor Battista dovette fuggire prima a Fermo e poi nel Regno di Napoli, ma passata la suor Battista ritornò a Camerino, dove rimase fino alla morte come badessa. Divenendo un punto di riferimento per tutti, ma soprattutto elevandosi sempre più nell’unione intima con Dio.

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Nella sua autobiografia infatti si narra di doni straordinari dello Sposo divino, come illuminazioni interiori, estasi che l’immergevano nelle profondità divine, visioni di angeli, di santa Chiara e di santa Caterina da Bologna e di molti altri santi. Suor Battista contemplò i piedi crocifissi di Cristo è per cinque intensi anni, abbracciandoli con amore e devozione.

Giovanni Bernardi

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Giovanni Bernardi

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