San Severo di Avranches: i miracoli accrebbero la sua fama di santità

Oggi ricordiamo il terzo Vescovo di Avranches: San Severo. Nato da famiglia poverissima, dimostrò fin da subito eccezionali doti carismatiche. La fama di Santità si sparse in un batter d’occhio.

San Severo di Avranches
San Severo di Avranches (photo websource)

Seppur le fonti documentarie relative alla vita di San Severo siano scarse (numericamente parlando), quelle di cui disponiamo sono illustri ed eccezionali. Stiamo parlando di un personaggio storico vissuto nel VI secolo e, da quanto sappiamo, le prime fonti risalgono a non prima del X. Per collocare cronologicamente il Santo, disponiamo della cronotassi dei Vescovi della diocesi di Avranches, che lo colloca come terzo vescovo in diocesi, successore di Nepo e predecessore di Perpetuo. Esiste, tuttavia, una fonte che vuol collocare il Santo immediatamente dopo a San Senario. Da quanto se ne ricava, tale fonte sembra essere poco attendibile.

San Severo: dalla povertà ai primi miracoli

La povertà, quella vera, caratterizzò l’infanzia e la prima giovinezza del Santo Vescovo. Sappiamo infatti dalla “Vita” (opera agiografica scritta prima poco prima del X secolo) che Severo nacque da una famiglia molto umile e che da giovane iniziò a lavorare come guardiano di pecore da un tale Corbercero, signorotto locale, amico di Clodoveo. Sembra che proprio durante questa esperienza si verificarono i primi miracoli del Santo. Questi miracoli, ad opera (o meglio, per intercessione) del giovane pastorello, impressionarono Corbercero, il quale decise di lasciare libero il ragazzo. A seguito di questa decisione, ne arrivò subito un’altra. Corbercero donò al ragazzo un terreno, presso il quale il futuro Santo fondò un’abbazia.

La sua fama di Santità, in poco tempo, raggiunse tutto il Paese. Fu proprio la popolazione locale ad acclamarlo come Vescovo della città, intorno al 520. L’abbazia da lui fondata, tuttavia, andò distrutta a causa delle invasioni dei Normanni.

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Culto

Il culto nei confronti di San Severo si sviluppò principalmente dopo il ritrovamento del suo corpo, proprio all’interno dell’abbazia andata distrutta. Il suo corpo venne poi trasferito, nel corso del X secolo, a Rouen. Correva l’anno 1639 quando parte delle sue reliquie furono inviate al Re Luigi XIII. La Chiesa Cattolica festeggia la sua memoria liturgica il 1° febbraio.

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