Pier Damiani (1007-1072, Ravenna) nacque in una famiglia poverissima e molto numerosa, tanto che, dopo una serie di vicissitudini dolorose, fu il fratello maggiore, divenuto arciprete di Ravenna, ad occuparsi della sua istruzione.
Era brillante e la sua professione gli stava dando riscatto, rispetto ad un’infanzia colma solo di privazioni e di abbandoni, ma mancava ancora qualcosa nella sua vita.
Un giorno, Pier Damiani (che probabilmente prese il cognome dal fratello Damiano, che ebbe cura di lui) negò l’elemosina ad un povero e, poche ore dopo, durante il suo pranzo, rischiò di soffocare, a causa di una lisca di pesce.
Quell’episodio fu il giusto pretesto, affinché cambiasse vita e per sempre.
Divenne prete ed aveva circa 30 anni. Entrò a far parte della Comunità di Fonte Avellana, eremiti sul monte Catria (Pesaro).
Nella solitudine di quei luoghi, cercava di comprendere il valore della povertà, quella che Cristo desiderava per la sua Chiesa sparsa nel mondo. Capiva che bisognava attingere dai predecessori e dai loro scritti, per fronteggiare gli abusi ecclesiastici della sua epoca, come la simonia, ossia il commercio dei beni della Chiesa e delle cariche ecclesiastiche.
Quando divenne Priore del suo eremo, portò avanti i principi di un Ordine claustrale e molti novizi vi accorsero. Si ispirava a Sant’Agostino, a San Benedetto, a San Romualdo, fondatore dei Camaldolesi sul monte Catria; a San Odilone ed a Sant’Ugo il Grande, abati di Cluny.
Riorganizzò diversi Monasteri e scrisse il “Libro Gomorriano”, per richiamare alla fede i sacerdoti che dimenticavano il celibato, e molti altri scritti che gli valsero il titolo di Dottore della Chiesa, come maggior autore cristiano del XI secolo.
Papa Stefano IX lo volle Cardinale di Ostia e ciò gli permise di lavorare accanto al Pontefice, nella lotta contro il disonore dei Ministri di Dio.
Morì il 22 Febbraio del 1072 e oggi riposa nel Duomo di Faenza. Sul suo sepolcro si legge: “Io fui ciò che tu sei; tu sarai ciò che io sono. Di grazia, ricordati di me. Guarda con pietà le ceneri di Pietro. Prega, piangi e ripeti: Signore, risparmialo!”.
Antonella Sanicanti
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