Oggi 12 maggio: San Leopoldo Mandic e il più grande peccato di oggi

San Leopoldo Mandic per tutta la vita testimoniò la fede in Cristo nonostante le molte malattie. Aveva ben cosciente quale fosse il grande male del nostro tempo. 

San Leopoldo Mandic
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I frutti delle preghiere di padre Leopoldo sono spesso raccolti anche dai cristiani occidentali che stanno lavorando per un maggiore dialogo con i cristiani ortodossi. Leopoldo, infatti, originario della Croazia, si unì ai francescani cappuccini e fu ordinato sacerdote diversi anni dopo, nonostante soffrisse anche di diversi problemi di salute.

La malattia e la perseveranza nella fede

Leopoldo infatti non poteva parlare a voce alta, e questo lo metteva in grande difficoltà nel momento in cui doveva predicare pubblicamente. Per molti anni, inoltre, soffrì anche di una grave artrite invalidante, senza contare i pesanti problemi di vista oppure i continui disturbi allo stomaco. Tuttavia, per diversi anni Leopoldo ha insegnato patrologia, lo studio dei Padri della Chiesa, ai chierici della sua provincia. Molti però lo conoscevano per il suo zelante lavoro nel confessionale. Chi lo conosceva riporta che a volta arrivava a trascorrervi persino quindici ore al giorno.

Tra i tanti che chiesero il suo consiglio spirituale, ci furono anche numerosi vescovi, segno che la sua saggezza e il suo carisma era particolarmente apprezzato tanto fuori dalla Chiesa, nei fedeli e non solo, che all’interno della stessa, tra i religiosi e le stesse guide. Leopoldo però nel suo cuore continuava a celare un sogno, che era quello di andare dai cristiani ortodossi e lavorare per la riunione del cattolicesimo romano e dell’ortodossia. Purtroppo, però, la sua salute non glielo permise mai. Lui spesso continuava a rinnovare il suo voto di andare dai cristiani d’Oriente.

L’intenzione sempre presente nelle sue continue preghiere

Nelle sue continue preghiere, insomma, la causa dell’unità era spesso presente. Oltre a questo, però, Leopoldo aveva un profondo senso del peccato e un senso ancora più saldo della grazia di Dio in attesa della cooperazione umana. In quegli anni, non a caso, la storia della Chiesa venne segnata da un’affermazione particolare di Papa Pio XII.

Papa Pacelli, infatti, aveva affermato che il più grande peccato del nostro tempo è “aver perso ogni senso del peccato”. Leopoldo di tutto ciò ne aveva profonda coscienza. Visse la maggior parte della sua vita a Padova, morì il 30 luglio 1942 e fu canonizzato nel 1982. Nella liturgia romana la sua festa è celebrata il 30 luglio, e tuttavia nel santuario a lui dedicato a Padova, dove ha esercitato il suo ministero, è festeggiato il 12 maggio, giorno della sua data di nascita.

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Se infatti San Francesco consigliava ai suoi seguaci di “perseguire ciò che devono desiderare al di sopra di ogni cosa, di avere lo Spirito del Signore e il suo modo santo di operare”, Leopoldo quelle parole le visse con costanza e rettitudine per tutta la sua vita. Lo ha spiegato con chiarezza il ministro generale dei Cappuccini, in una lettera scritta in occasione della beatificazione di Leopoldo. La vita di questo frate, spiegava, ha mostrato “la priorità di ciò che è essenziale”.

Giovanni Bernardi

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