San Giovanni Paolo II spiega la caduta degli angeli ribelli

Angeli CadutiIn una catechesi dell’agosto del 1986, Giovanni Paolo II spiegava in che modo gli angeli ribelli si erano guadagnati la dannazione eterna dal Paradiso.

Secondo quanto si trova sulle Sacre Scritture Lucifero era l’angelo più bello creato da Dio. Questo ne andava fiero, ma quell’amore che Dio gli donava non era ricambiato, poiché Lucifero, conscio della propria potenza e della propria bellezze riteneva di essere superiore e porte sostituire Dio. Quella superbia lo portò a cercare il tradimento, ma lo condusse anche alla caduta agli inferi ed alla dannazione eterna.

Nel ricordare la caduta dell’angelo prediletto da Dio all’inferno, Giovanni Paolo II spiegò come fu proprio la libertà decisionale concessa dal Signore all’angelo ciò che permise loro di ribellarsi al suo controllo e tramare contro di lui. Una volta sconfitto e mandato per punizione all’inferno Satana cerca di portare a se gli uomini (prima invidiati e detestati) convincendoli che Dio li limita perché ha paura della loro forza decisionale e vuole impedire loro di divenire come degli Dei.

Satana creatore della morte

Insomma richiamando le scritture, il Papa mostra Satana come un esempio negativo per l’uomo e fa capire come seguire la strada dell’invidia e della vanagloria per sfuggire al volere di Dio conduca ad un’eternità in catene nell’oscurità degli inferi: “Gli angeli che non conservarono la loro dignità ma lasciarono la loro dimora, il Signore li tiene in catene eterne, nelle tenebre, per il giudizio del gran giorno”, disse infatti l’allora pontefice parlando di chi decise (e deciderà) di non seguire Dio citando quanto riportato nella lettera di San Giuda.

Ma le catene dell’oblio non furono l’unica conseguenza di quell’atto rivoluzionario, il tradimento di Lucifero portò nel mondo anche la mortalità: “Nel libro della Sapienza (2,24) satana è presentato come l’artefice della morte, che è entrata nella storia dell’uomo assieme al peccato”, rimembrava il Santo per sottolineare la gravità del suo gesto non solo nei confronti di Dio, ma anche di tutti gli altri esseri da lui creati.

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Luca Scapatello

Fonte: Amicidilazzaro.it