San Giovanni della Croce: come attraversare la notte oscura

Come fare per attraversare la “notte oscura” di cui parla San Giovanni della Croce? Occorre ricordarsi di alcune e ben precise operazioni essenziali. 

San Giovanni della Croce, carmelitano, è stato senza dubbio tra i più grandi mistici cattolici, lasciando un pensiero decisivo per la ragione e per la fede. L’intensa vita spirituale di Giovanni è stata all’insegna della preghiera, dell’austerità e dell’apostolato. Le sue maggiori opere sono quattro: la Salita del Monte Carmelo, la Notte oscura, il Cantico spirituale e la Fiamma d’amor viva.

San Giovanni della Croce e la purificazione dell’anima

Nel primo di questi, la Salita del Monte Carmelo, San Giovanni della Croce indica un preciso itinerario mistico, per il quale è necessario seguire delle particolari disposizioni che un’anima deve avere per giungere in breve tempo all’unione divina.

Innanzitutto, il mistico spiega che è necessaria una purificazione dell’anima, che implica lo svuotamento di tutte le brame mondane. Questa avrebbe dovuto compiersi mediante l’attraversamento di quella che definì come la “notte oscura”. Vale a dire una mortificazione degli appetiti, i quali finché sono presenti impediscono all’anima di essere illuminata dalla luce di Dio.

Liberarsi dalle velleità materiali ma anche spirituali

Si tratta però di liberarsi da desideri legati tanto alle questioni materiali quanto a quelle spirituali. Nemmeno aspirare alla perfezione e all’unità con Dio in maniera ossessiva, infatti, è cosa opportuna. Al contrario bisogna che si lasci per strada ogni intenzione, entrando così in uno stato di totale povertà di spirito. Tutto ciò che esula da questo stato diventa ostacolo al cammino spirituale, un’ambizione velleitaria da abbandonare quanto prima.

Siamo cioè nel pieno di quello atteggiamento ascetico e radicale ribattezzato come kenosis, vale a dire il totale svuotamento e abbassamento egoico. Proprio questo, infatti, secondo la tradizione cristiana e ascetica, ci accompagna nel cammino verso Cristo rendendoci suoi discepoli. Gesù infatti, tracciando la strada maestra, Lui che è Via, Verità e Vita, accettò persino l’umiliazione estrema della morte in croce.

Annullare le tre potenze dell’anima per ricongiungersi a Dio

Nel parlare di questa assoluta purificazione, San Giovanni spiega che è necessario fare riferimento alle tre potenze dell’anima: l’intelletto, la memoria e la volontà. Vale a dire, in sequenza: nulla sapere; distogliersi da ricordi, pensieri, elucubrazioni; infine, non volere perseguire appagamenti di alcun tipo. Altrettanto interessante è però anche la seconda delle sue opere, per molti la più famosa, intitolata per l’appunto la Notte oscura.

San Giovanni utilizza molte metafore per raggiungere l’obiettivo di esplicitare concetti che con il mero discorso analitico e razionale sarebbe difficile farlo. Anche qui si spiega quali siano le operazioni essenziali per compiere questo percorso mistico. Vale a dire annullamento dell’ego, con la conseguente accettazione della volontà del Signore; totale affidamento al Signore; infine, rinuncia ad ogni pretesa, volizione o desiderio.

Il lavoro su sé stessi di cui parla San Giovanni della Croce

Per arrivare a questo è però necessario passare attraverso un lungo e profondo lavoro su sé stessi. Che corrisponde a ciò che San Giovanni definisce come l’oltrepassare uno spazio-tempo tenebroso e pauroso. Ma che, al contrario di quanto si pensi, non è affatto da temere, in quanto al termine sarà possibile godere di grandi frutti spirituali.

Né più né meno, è quanto viene indicato nel Vangelo di Matteo come l’attraversamento della porta stretta (Mt 7,14). Dove però è necessario lasciare da parte gli aspetti più negativi. Infatti ci sono delle virtù positive che Giovanni evidenzia.

Dalla beata solitudine alle nozze mistiche col Signore

La prima è quella della beata solitudine. In questa il mistico non verrà disturbato né distolto dal suo cammino nella direzione dell’unione d’amore. La seconda è invece quella che permette all’anima di diventare libera da ogni blocco intellettuale che potrebbe turbarla o allontanarla dall’incontro con il Signore. Infine la terza, che proviene dalla capacità di non affidarsi più né al proprio intelletto né ad altri soccorsi esterni all’anima.

Il tutto per giungere alla terza grande opera di San Giovanni della Croce, “Il Cantico spirituale”, che prende spunto dal biblico Cantico dei Cantici e racconta di come la propria anima possa finalmente giungere all’unione con Dio, l’Amato. Nel riconoscimento della propria solitudine e sofferenza, infatti, si origina il vero e proprio percorso spirituale nella direzione del Signore, un vero e proprio esercizio di amore verso uno stato di comunione e unione con Dio, in quelle nozze mistiche tra anima e sposo.

Il traguardo finale di un itinerario mistico che diventa intimità pura con il divino e fiamma di amore sempre ardente, come indicato anche nell’ultimo titolo di San Giovanni della Croce, Fiamma d’amor viva.

Francesco Gnagni

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