Oggi 4 giugno: San Francesco Caracciolo predicatore del Divino Amore

Francesco Caracciolo abbandonò le cose del mondo per dedicare tutto ai poveri, fondando un ordine molto importante guidato dalla devozione all’Eucarestia. 

San Francesco Caracciolo
San Francesco Caracciolo – photo web source

Francesco Caracciolo, al secolo Ascanio, nasce in una nobile famiglia, celebre nella storia perché in essa vi erano stati numerosi vescovi e cardinali, nonché guerrieri e governatori. Nutrì fin dall’infanzia una fervente devozione all’Eucaristia e a Maria Santissima. Devoto alla spiritualità carmelitana, indossava devotamente lo scapolare, recitava il rosario, l’ufficio delle ore e digiunava ogni sabato.

L’ordinazione di san Francesco che dedicò tutto ai poveri

Dedito sin dalla gioventù ai poveri, per i quali chiedeva il soccorso del padre o si privava dei propri alimenti. Dopo una grave elefantiasi decise di fare il voto di abbandonare le cose del mondo se mai avesse riacquistato la salute: e così fu. Dopo aver distribuito i suoi beni ai poveri si recò dunque a Napoli, per studiare teologia.

Veste l’abito ecclesiastico e viene ordinato sacerdote. Il Santo subito si occupa del ministero della carità ai reclusi nelle prigioni ai malati negli ospedali. Se qualcuno ardiva ringraziarlo, esclamava: “Fratello, datene grazia a Dio e non a me, che sono il più tristo e malvagio peccatore che si trovi”.

All’eremo di Camaldoli scrisse la Regola, approvata nel 1588

Fece quindi parte della Compagnia dei Bianchi, per l’assistenza dei galeotti e dei condannati a morte. Un giorno arrivò una lettera dal genovese Agostino Adorno e da Fabrizio Caracciolo, abate di Santa Maria Maggiore di Napoli. I due si rivolgevano ad Ascanio Caracciolo e gli chiedevano di collaborare comn loro alla fondazione di un nuovo Ordine, quello dei Chierici Regolari Minori.

Così, all’eremo di Camaldoli scrisse la Regola, approvata poi nel 1588. L’anno dopo Ascanio emise i voti religiosi assumendo il nome di Francesco. Cinque anni dopo la piccola Congregazione ebbe il primo capitolo generale e Francesco dovette accettare obbedientemente la carica di preposito generale.

Niente a Francesco fu più dolce che argomentare di Dio

Intanto la congregazione approdava a Roma, nella chiesa di Sant’Agnese in piazza Navona. Nel 1606 ottenne da Paolo V, che avrebbe voluto farlo vescovo ma trovò un suo rifiuto, la chiesa di San Lorenzo in Lucina in Roma, dove stabilì opere di zelo e compì alcuni documentati prodigi. Nella bolla di canonizzazione è detto che niente a Francesco fu più dolce che argomentare di Dio, niente più consueto che l’esortare all’amore al Signore, e questo gli valse il nome di “promotore e predicatore del divino amore”.

Spesso protreva l’adorazione del SS. Sacramento per notti intere, durante le quali s’infiammava e versava abbondanti lacrime. Per promuovere il culto dell’Eucaristia, stabilì che i novizi del suo Ordine ogni giorno si alternassero nell’adorare il Santissimo Sacramentato. Questa devozione sarà il loro principale distintivo. Francesco morì il 4 giugno 1608.

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Le espressioni che più spesso uscivano del suo cuore erano: “Sangue preziosissimo del mio Gesù, tu sei mio, e per te e con te soltanto spero di salvarmi. O sacerdoti, sforzatevi di celebrare la Messa ogni giorno e di inebriarvi di questo sangue!”. Tre giorni dopo la morte fu fatta l’autopsia del suo corpo. Attorno al cuore di lui furono trovate impresse queste parole: “Lo zelo della tua casa mi ha consumato!” (Gv 2,17).

Giovanni Bernardi

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