Oggi ricordiamo Yusef (Giuseppe) Makluf, (San Charbel)

Oggi ricordiamo Yusef (Giuseppe) Makluf, (San Charbel)
San Charbel

Nacque col nome di Yusef (Giuseppe) Makluf (1828-1898, Libano), da una famiglia cristiana, molto devota a San Marone, fondatore della Congregazione Monastica Maronita.
La sua religiosità fu un’immersione totale nella preghiera e nella contemplazione, nella ricerca, quanto più perfetta, della comunione con Cristo, già su questa terra.
Era il più piccolo di 5 figli e, come d’abitudine per i Maroniti, tutta la famiglia andava a Messa ogni giorno e onorava la Madonna col Santo Rosario, tutte le sere.

Yusef, già da ragazzo, quando non era occupato a pascolare le mucche, preferiva ritirarsi in una grotta a pregare, anziché far festa con gli amici.
Amava quel silenzio che lo poneva in ascolto, in attesa della Parola di Dio, di un suo cenno di accoglienza.
Quando decise di entrare nel Monastero, non avvertì nessuno, semplicemente si presento alla porta di Nostra Signora di Mayfuk, chiedendo di potervi rimanere. Si sentiva pronto a rinunciare al mondo, senza alcun ripensamento.
La madre, non vedendolo tornare da molti giorni, lo cercò (come la Madonna che aveva perso Gesù nel Tempio) e (come Gesù) Yusef spiegò che aveva cose importanti di cui occuparsi; le chiese pertanto di accompagnarlo nella preghiera, perché tutto si portasse a compimento.

Nel Monastero cambiò il suo nome in Charbel, in memoria di un martire del II secolo. Secondo le indicazioni di San Marone, ora che era li, cominciava la purificazione spirituale, necessaria a svuotarsi di tutto, per poi riempirsi solo di Dio: il monaco doveva morire al mondo e vivere in Cristo, passando attraverso tre stadi: molta stanchezza, poca stanchezza, nessuna stanchezza.
I monaci pregavano in piedi, con un leggio davanti, e in formazione a “T”; i novizi stavano davanti, i più anziani dietro. Leggevano e pregavano insieme, memorizzando i passi e, per tutto il resto del tempo, coltivavano la terra e imparavano a cibarsi dei suoi frutti.
Dal Monastero di Nostra Signora di Mayfuk, l’anno successivo, venne trasferito a quello di Annaya, intitolato a San Marone.

Qui era in clausura, lontano dal mondo, ma vicino a Dio, come lui desiderava e come il Signore gli aveva concesso. Divenne Monaco dell’Ordine libanese Maronita, indossando l’abito nero col cappuccio; sarà, poi, anche sacerdote, il seguito ad ulteriori studi.
Dopo molti anni passati al Monastero, a servizio del suo Superiore e dei Confratelli, chiese di fare un ulteriore passo: desiderava ritirasi in un eremo.
Non fu semplice ottenere il permesso: la sua presenza e il conforto, che regalava alle persone che ebbero la possibilità di chiedergli consiglio, erano preziose. Ritirarsi nell’eremo avrebbe significato isolasi per sempre, privare gli altri della sua presenza.

Un segno prodigioso, però, spinse avanti la sua causa. Charbel era stato vittima di uno scherzo o comunque di un equivoco. Invece di riempire la sua lampada con olio, qualcuno l’aveva riempita di acqua; nonostante questo, accendeva lo stesso.
Una sera, fu proprio il Superiore ad accorgersene e si sentì disubbidito, poiché aveva chiesto a tutti di rimanere al buio, per risparmiare olio. Charbel, ignaro di quel comando, domandò perdono e, a quel punto, qualcuno confessò di aver messo acqua e non olio nella sua lampada. Il Superiore stesso se ne accertò, aprendola e toccando il liquido. Allora, si inginocchiò, davanti al suo subalterno, per il miracolo a cui aveva assistito; il giorno dopo, Charbel era in partenza per l’eremo dei SS. Pietro e Paolo, sempre ad Annaya.

Aveva passato 23 anni in famiglia, 23 al Monastero e ora di apprestava a passare gli ultimi 23 nell’eremo di Annaya.
Si sentì male, mentre, durante la Messa, innalzava l’Eucarestia al cielo, come ad unirsi al sacrificio di Cristo, ancora una volta e completamente. Morì qualche giorno dopo, alla Vigilia di Natale.
Fu sepolto, secondo la Regola Maronita, in una fossa comune, ma non rimase li per molto, poiché la sua morte fu l’inizio della rivelazione della sua Santità.

Preghiera a San Charbel

O grande taumaturgo San Charbel, che hai trascorso la vita in solitudine in un eremo umile e nascosto, rinunciando al mondo e ai suoi vani piaceri e ora regni nella gloria dei Santi, nello splendore della Santissima Trinità, intercedi per noi.
Illuminaci mente e cuore, aumenta la nostra fede e fortifica la nostra volontà.
Accresci il nostro amore verso Dio e verso il prossimo.
Aiutaci a fare il bene e ad evitare il male.

Difendici dai nemici visibili e invisibili e soccorrici per tutta la nostra vita.
Tu che compi prodigi per chi ti invoca e ottieni la guarigione di innumerevoli mali e la soluzione di problemi senza umana speranza, guardaci con pietà e, se è conforme al divino volere e al nostro maggior bene, ottienici da Dio la grazia che imploriamo (…), ma soprattutto aiutaci ad imitare la tua vita santa e virtuosa. Amen.
Pater, Ave, Gloria.

Antonella Sanicanti