San Charbel

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Nato nel villaggio di Bkaakafra (distretto di Bsharre, Libano settentrionale), l’8 maggio 1828, quinto figlio di Antun e di Brigitte Chidiac, entrambi contadini, fin da piccolo Youssef parve manifestare grande spiritualità. Durante la sua primissima infanzia rimase orfano di padre e sua madre si risposò con un uomo molto religioso, che successivamente ricevette il ministero del diaconato. Fu proprio la figura del patrigno a indirizzare Youssef a una vita ascetica e alla preghiera quotidiana .

Fin dall’età di 14 anni Youssef Makhlouf si dedicava alla cura del gregge di famiglia, ma a 22 anni, senza informare nessuno della sua vocazione, si recò al monastero di Nostra Signora di Mayfouq, a Mayfouq, dove si ritirò in preghiera ed entrò in noviziato scegliendo il nome di Charbel. Trasferitosi al monastero di San Marone, ad Annaya, emise i voti perpetui nel 1853. Nello stesso anno si trasferì al monastero di San Cipriano di Kfifen dove studiò filosofia e teologia sotto la guida – tra gli altri – di Nimatullah Youssef Kassab Al-Hardini, canonizzato nel 2004[1].

Dopo essere stato ordinato sacerdote (il 23 luglio 1859), Charbel fu rimandato dai suoi superiori al monastero di Annaya. Qui maturò in lui la volontà di ritirarsi in totale solitudine e di vivere in un eremo, permesso che gli fu accordato il 13 febbraio 1875.

Morì nel suo eremo la vigilia di Natale del 1898.

A Charbel Makhlouf sono attribuiti vari miracoli.

Tra quelli più famosi figura quello riferito da Nohad El Shami, una donna all’epoca dei fatti cinquantacinquenne, affetta da emiplegia (paralisi parziale) con doppia occlusione della carotide[1]. La donna raccontò di avere sognato, il 22 gennaio 1993, due monaci maroniti fermi accanto al suo letto, uno dei quali le impose le mani sul collo e la operò chirurgicamente finché la sollevò dal dolore mentre l’altro monaco teneva un cuscino dietro di lei. Quando si svegliò si accorse di avere due ferite sul collo, una su ciascun lato. Nohad fu completamente guarita e recuperò la capacità di camminare; inoltre identificò Charbel Makhlouf nel monaco che l’aveva operata, benché incapace di riconoscere l’altro monaco che nel sogno era con Makhlouf. Nohad El Shami riferì, inoltre, che la notte seguente lo stesso Makhlouf le apparve nuovamente in sogno dicendole: «Ti ho operato perché tutti ti vedano e la gente torni alla fede. Molti si sono allontanati da Dio, dalla preghiera, dalla Chiesa. Ti chiedo di partecipare alla Messa presso l’eremo di Annaya ogni 22 del mese; le tue ferite sanguineranno il primo venerdì e il 22 di ogni mese». La donna, successivamente, ritenne di identificare il secondo monaco come san Marone .

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