Samuel il bimbo di 8 anni malato di tumore e senza una casa

Samuel
(facebook)

Samuel è un bambino di 8 anni malato di tumore (una neoplasia al cervello) che a causa dei problemi economici della famiglia è costretto a vivere a casa dei nonni.

La famiglia Morelli si forma quando Antonio si trasferisce a Taranto per lavorare all’Ilva. In quella città del sud incontra Angela, tra i due scocca immediatamente la scintilla e dopo il matrimonio la loro unione è benedetta dall’arrivo di Christian ed Emily. Tutto va a meraviglia, la famiglia è ricca di amore e nel 2010 ad accrescerlo c’è l’arrivo del terzogenito Samuel. Nel 2012 cominciano i problemi: Samuel mostra difficoltà nell’utilizzare la mano destra e le successive analisi evidenziano la presenza di un astrocitoma pilocitico del tronco encefalico, si tratta di un tumore benigno che si trova in una zona delicata (tra il cervello ed il tronco encefalico).

Quel giorno Antonio lo ricorda benissimo perché segna l’inizio di un calvario che dura da 6 anni e che sembra senza soluzione: “Da lì cominciò la nostra via crucis. Samuel che allora aveva appena due anni venne sottoposto a cicli di chemio e radioterapia per bloccare l’espandersi del tumore. Io e mia moglie facevamo la spola tra casa famiglia e ospedale. Persi il lavoro, la casa. Gli altri due figli li portai a Torino dai miei. Una cosa sconvolgente per tutti noi”, racconta l’uomo ad ‘Avvenire’.

La storia di Samuel, malato di tumore e senza casa: le operazioni e la chemio

La vita di questa famiglia è continuata tra le difficoltà ed è giunta ad un’ennesima complicazione quando ad inizio dello scorso anno si è resa necessaria l’operazione al cervello per il piccolo Samuel che, a causa della malattia, non riusciva più a muovere la mano destra e perdeva sempre più spesso l’equilibrio: “Il 13 marzo scorso è stato eseguito un intervento delicatissimo durato 12 ore, con tre giorni in sala di rianimazione. Ad aprile Samuel è stato operato d’urgenza di idrocefalo. Sono ricominciati i cicli di chemioterapia, ogni 20 giorni andiamo a Roma. Sarà così fino a febbraio del 2020” (Avvenire).

L’uomo spiega anche di avere bisogno di un lavoro e di una casa, di aver chiesto più volte un incontro con il sindaco per ottenere il permesso di abitare in una casa popolare vicino alla casa dei suoceri in cui vive con la famiglia, ma che al momento non ha ricevuto mai una risposta. Giorno dopo giorno lui e la famiglia pregano padre Pio nella speranza che conceda loro una grazia, nel frattempo si lascia andare ogni tanto allo scoramento: “A volte mi chiedo se è giusto vivere in queste condizioni”.

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Luca Scapatello