Salvano la mano al testimone di Geova e lui in compenso li denuncia.

 

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Incredibile ma vero i medici dell’ospedale di Torino Maria Vittoria che hanno salvato la vita a un operaio D. B sono stati denunciati dallo stesso operaio. Questo perchè il suddetto testimone di Geova era contrario alle trasfusioni di sangue. Aveva subito un incidente sul lavoro e gli hanno ricostruito un arto chirurgicamente perchè rimasto schiacciato nell’incidente. L’uomo invece di ringraziare i medici mostra il suo dissenso e lo fa scrivere sulla cartella clinica, ma non si accontenta e denuncia i medici lamentando il fatto che per ben 17 volte lo stesso avrebbe rifiutato la trasfusione che si è però resa necessaria visto l’aggravarsi delle condizioni del paziente stesso ma che prima di praticare la trasfusione hanno richiesto l’autorizzazione al magistrato di turno che sembrerebbe averla concessa. Nonostante questo i due medici sono stati accusati di violenza privata, lesioni colpose e somministrazione di trattamento sanitario non voluto. Noi ci domandiamo va bene il rispetto per le religioni, anche se i testimoni vengono considerati una setta e non una vera e propria religione, ma come si fa a denunciare chi ti ha salvato la vita? Non si dovrebbe essere mossi da un umano sentimento di gratitudine verso chi si è adoperato con impegno e competenza a strapparti alla morte facendo tutto quello che deontologicamente gli veniva richiesto. I due medici denunciati dal loro ex paziente, quattro anni fa’, per averlo sedato in quelle circostanze. Ma da una consulenza tecnica disposta dal pm Andrea Padalino questi ha escluso che il trattamento di sedazione fosse stato eseguito per procedere alle trasfusioni di sangue. Circostanza ulteriore che ha indotto la procura a chiedere l’archiviazione anche dell’accusa di violenza privata ai due medici. Questi a loro volta si sentono in una botte di ferro: fu un pm a autorizzarli a intervenire con le trasfusioni di sangue. Il caso è eticamente e giuridicamente interessante e farebbe scuola se il gip decidesse si sottoporlo alla Corte Costituzionale. Il giudice ha preso tempo per decidere.