Un avviso che ha suscitato non poco scalpore, quello affisso fuori dal parroco sulla parete fuori della chiesa per dire che sa chi è.
Recenti furti hanno portato il parroco a scrivere questo messaggio con tanto di foto allegata del ladro, individuato dalle telecamere di sorveglianza. “Fossi in te eviterei di entrare” – è scritto. Ecco cosa è successo.
Le elemosina per i poveri rubate più volte in chiesa e, tutto questo, ha suscitato la rabbia da parte del parroco e rettore del Santuario di “Sant’Antonio” a Mortara, in provincia di Pavia, don Felice.
Un vero e proprio manifesto con allegato messaggio e foto, affisso fuori le porte della chiesa: “Questa è la foto del ladro che visita regolarmente la nostra chiesa. Sappiamo chi è. Mi spiacerebbe se durante una incursione dovesse capitargli un guaio. Fossi in te eviterei di entrare” – è scritto.
Sono stati in molti coloro che non hanno visto di buon occhio le parole del sacerdote, evidentemente esasperato dopo l’ennesimo furto. C’è chi l’ha definita una sorta di “giustizia fai da te”, ma il sacerdote spiega effettivamente perché sia arrivato a questo punto: “In realtà, tra il minaccioso e lo scherzoso, forse più goliardico che altro, ma la situazione è seria. Non ne possiamo più. I furti sono così frequenti da avermi costretto, ad agosto, a chiudere la chiesa al pomeriggio. Non è sempre sorvegliata e i predoni sembrano instancabili: una sconfitta per tutti” – spiega in un’intervista al Corriere.
Ma quando sono iniziati i furti? Dalla scorsa primavera, quando don Felice aveva dimenticato di svuotare la cassetta delle elemosina. L’uomo in foto è una vecchia conoscenza: “Il signore nella foto è un cliente abituale. Nelle ultime settimane sarà passato almeno tre volte. Forse ce ne sono altri. Una volta ho trovato una banconota da 50 euro strappata in due. Devono averla afferrata con una pinza attraverso la fessura, rompendola. Ho conservato la metà rimasta” – ha spiegato il sacerdote.
Il denaro della cassetta delle elemosina è destinato ai poveri: “Chi ha bisogno chieda” – spiega don Felice – “Per il resto, li considero atti meschini”.
Fonte: milano corriere
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ROSALIA GIGLIANO
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