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Rosario Livatino | Il racconto racconto inedito del suo compagno di classe

Giuseppe, compagno di classe del giudice Rosario Livatino, racconta come è stata la vita accanto a lui, evidenziando alcuni aspetti.  

L’amico e il compagno di classe che tutti avremmo voluto avere, conosciuto alle cronache come il “giudice ragazzino”.

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Rosario Livatino attraverso le parole dell’amico Giuseppe

Guardando l’immagine del suo vecchio compagno di classe, e a pensarlo ormai come prossimo Beato, al professor Giuseppe Palilla, vengono in mente tanti ricordi. Lui, presidente dell’associazione “Amici del giudice Rosario Livatino” e compagno di liceo del magistrato siciliano, ha deciso di raccontare la sua amicizia e far memoria di tutti i bei ricordi avuti con Rosario.

Tante le passioni del giovane Rosario Livatino, un ragazzo sì attento, ma gioviale, sempre disposto ad aiutare i compagni, che aveva la passione per lo studio, i fumetti e i film western: “I ricordi sono davvero tanti. In classe, spesso, Rosario rinunciava alla ricreazione per spiegarci Dante o Manzoni. In preparazione agli esami di maturità andavamo a casa di mia nonna e ci mettevamo sul balcone a studiare […]

Rosario aveva rispetto per tutti, non ricordo mai di avergli sentito dire una sola parolaccia, anzi ci rimproverava quando qualcuno di noi usava un linguaggio inappropriato” – inizia a raccontare il professor Palilla.

“Non si sentiva mai superiore agli altri”

Non si sentiva mai superiore agli altri, neanche davanti a chi lo conosceva: “Una volta lo incontrai in Tribunale, era in compagnia di altri magistrati e avvocati, e io, con un po’ di imbarazzo, lo salutai: “Buon giorno signor Giudice”. Rosario mi si avvicinò dicendomi affettuosamente: “Ricordati che io sono sempre Rosario” – racconta.

Giuseppe: “Ricordo ancora il dolore immenso alla notizia della sua morte”

Un rapporto speciale che, con i suoi amici, non si è mai interrotto. Neanche la sua prematura morte, per mano della mafia, ha rotto quel legame che Rosario aveva con i compagni: “Dopo la sua barbara uccisione, entrando nella sua stanza ho potuto constatare che tutto è rimasto intatto. Ancora oggi è possibile osservare il Vangelo posato sulla sua scrivania; ricordo anche la risposta che la mamma di Rosario diede a chi le domandava se avrebbe perdonato gli uccisori del figlio: per quel Vangelo – disse – perdonerei!” – continua Giuseppe.

Ricordo ancora il drammatico 21 settembre del 1990, un collega mi disse che nella strada statale 640 Caltanissetta-Agrigento c’era stato un gravissimo incidente; rientrando a casa appresi la notizia dell’uccisione di Rosario, e il dolore fu davvero grande”.

Il perché della nascita dell’associazione a suo nome

Da lì, quasi come se ne fosse sentita la necessità di non dimenticare mai più Rosario Livatino, la volontà di far nascere un’associazione in suo ricordo: “Stranamente, nella raccolta delle varie testimonianze sulla vita e le virtù di Rosario non siamo riusciti a trovare qualcuno che remasse contro il buon esito della fase diocesana del processo di beatificazione!

O difficile trovare qualcuno che parlasse male di Rosario. Anche gli imputati interrogati da Rosario in qualità di Giudice rimanevano sorpresi dal modo in cui venivano trattati, anche col semplice gesto di stringere loro la mano all’inizio o al termine di un interrogatorio” – racconta, con orgoglio, il professor Palilla.

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L’umanità: il principale pregio di Rosario: “Umanità anche davanti alla salma di un malavitoso. Redarguendo l’agente presente per una esternazione infelice pronunciata ad alta voce disse: “Di fronte alla morte chi crede prega, chi non crede tace! […] Rosario è e sarà sempre al nostro fianco e l’amicizia e la coerenza evangelica e civile erano i suoi pilastri di vita” – conclude.

Come lo stesso Giuseppe Palilla ha dichiarato, “Rosario Livatino è il compagno di classe che auguro di incontrare a tutti i giovani di oggi”. E di questo, ne siamo certi.

Fonte: acistampa.com

ROSALIA GIGLIANO

Rosalia Gigliano

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Rosalia Gigliano

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