La risposta di Papa Francesco a chi lo critica per le sue scelte

L’incontro con le vittime della guerra e quello con i leader musulmani. La visita ai luoghi-simbolo della persecuzione anti-cristiana, il racconto della pandemia

Ma anche temi “estemporanei” rispetto alla visita appena conclusa, quali un possibile ritorno in Argentina, per la prima volta da capo della Chiesa Cattolica.

Poi la conferma della visita in Ungheria e di possibili viaggi in Libano e in Slovacchia. Questi e molti altri i temi toccati da papa Francesco, nel corso della lunga conferenza stampa tenuta durante il volo Baghdad-Roma. Il Santo Padre è atterrato all’aeroporto di Ciampino, alle 12.20, per fare ritorno in Vaticano un’oretta dopo. Nel mezzo, la consueta visita di ringraziamento alla basilica di Santa Maria Maggiore, dove il Pontefice ha depositato un mazzo di fiori ricevuto in dono in Iraq.

Libano: una possibile prossima visita pastorale

A bordo dell’aereo, una settantina di inviati da tutto il mondo. Un giornalista libanese ha chiesto conferma al Papa se fosse in preparazione una sua visita nel “paese dei cedri”. A tal proposito, Francesco ha riferito che il cardinale Patriarca di Antiochia dei Maroniti, Béchara Boutros Rai, gli ha chiesto di fare una sosta durante il suo viaggio in Iraq. “Mi è sembrato un po’ poco – ha detto – Una briciola davanti a un problema, a un Paese che soffre come il Libano”. Francesco ha quindi promesso al patriarca maronita che si recherà presto in Libano, paese in questo momento “in crisi”, eppure “tanto generoso nell’accoglienza dei profughi”.

Con lo stesso giornalista, Bergoglio si è anche soffermato sul suo documento sulla Fratellanza umana, firmato ad Abu Dhabi nel 2019, e sull’enciclica Fratelli Tutti, uscita un anno e mezzo dopo. A chi lo accusa di essere “incosciente”, quando non “a un passo dall’eresia” nelle sue scelte di dialogo con l’Islam, il Santo Padre ha risposto che “queste decisioni si prendono sempre in preghiera, in dialogo, chiedendo consiglio, in riflessione. Non sono un capriccio e anche sono la linea che il Concilio ha insegnato”.

Umiltà del leader sciita

Alla successiva domanda, il Pontefice ha parlato del suo incontro con l’ayatollah Al-Sistani, da lui definito “un grande, un saggio, un uomo di Dio”. Una persona “umile”, anche “nel saluto, mai si alza, si è alzato per salutarmi per due volte”. Persone sagge come Al-Sistani “sono dappertutto perché la saggezza di Dio è stata sparsa in tutto il mondo”.

In caso di rinuncia al pontificato, “non tornerò in Argentina, ma rimarrò qui nella mia diocesi [di Roma, ndr]”, ha aggiunto, rivelando, però, che era stato programmato un viaggio nel suo paese natale nel novembre 2017, unitamente al Cile e all’Uruguay. Poi, in Vaticano, si concordò di concentrare il viaggio in Cile e Perù, come avvenne effettivamente nel gennaio 2018. Tuttavia, “quando ci sarà l’opportunità”, il Papa potrebbe andare in “Argentina”, in “Uruguay” e nel “sud del Brasile.

Dilemmi di un viaggio in tempo di pandemia

Facendo notare che, ormai, l’ottavo anno di pontificato è quasi iniziato, Francesco ha confidato che “in questo viaggio mi sono stancato molto di più che negli altri. Gli 84 anni non vengono soli”. Il prossimo settembre, Bergoglio si recherà al Congresso Eucaristico Mondiale a Budapest ma si tratterà solo di una breve presenza alla messa finale, non di una “visita al Paese”. Tuttavia, ha aggiunto: “Budapest è due ore di macchina da Bratislava, perché non fare una visita in Slovacchia?”.

Un altro giornalista ha provocato il Santo Padre, domandando: “È preoccupato per la gente che è venuta a vederla e che potrebbe ammalarsi e quindi morire?”. E il Pontefice ha risposto: “Ho preso la decisione, ma dopo la preghiera e dopo la consapevolezza dei rischi”.

L’incontro più commovente

Poi un cenno al momento forse più commovente dell’intero viaggio in Iraq: l’incontro con il papà di Alan Kurdi, il bimbo profugo fotografato morto durante la fuga in Europa nel settembre 2015. “Alan Kurdi è un simbolo – ha commentato – per questo ho regalato la scultura alla Fao. È un simbolo che va oltre il bambino morto nella migrazione. È il simbolo di civiltà morte, che muoiono, che non possono sopravvivere, il simbolo di umanità”.

Il Pontefice ha quindi invocato “misure urgenti perché la gente abbia un lavoro al suo posto e non abbia bisogno di migrare, e anche misure per custodire il diritto di migrazione”. A questo proposito, ha ringraziato i “paesi generosi” nell’accoglienza dei rifugiati, Libano e Giordania su tutti.

“In pandemia mi sentivo imprigionato”

Essendosi trattato del primo viaggio dell’era pandemica, è stata inevitabile una domanda su come il Papa abbia vissuto questo anno di restrizioni e di lontananza dai fedeli. “Io vorrei ricominciare le udienze generali al più presto – ha affermato –. Speriamo che ci siano le condizioni, in questo io seguo le norme delle autorità”. Per cui, per Francesco, dopo mesi in cui “mi sentivo imprigionato”, la visita in Iraq è stato “per me rivivere”.

A Qaraqosh, Bergoglio è rimasto “commosso” dalla testimonianza di Doha, la mamma che ha perso un figlio “nei primi bombardamenti dell’Isis”, eppure ha detto: “Chiedo perdono per loro”. In un mondo in cui “sappiamo insultare alla grande, sappiamo condannare alla grande, io per primo”, ha commentato il Santo Padre, “perdonare i nemici, questo è Vangelo puro”.

Vedendo chiese e una moschea distrutte a Mosul, il Pontefice si è domandato: “Chi vende le armi ai distruttori?”. Un pensiero, infine, alle donne, da sempre “più coraggiose degli uomini”, eppure ancora oggi “schiave” e vendute. Questa schiavitù, tuttora, “succede tra noi” anche in Europa e, proprio per questo, “dobbiamo lottare, lottare, per la dignità delle donne”, ha sottolineato il Papa.

Luca Marcolivio

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