Pare che il mondo sia dei transgender, che vogliono arrogarsi, non un diritto che gli spetta per genere o per scelta, ma tutti i diritti possibili; ed è anarchia del sesso!
Più che altro è un attacco continuo alla naturalità degli eventi, che impone a noi tutti l’etichetta di retrogradi.
Dovremmo riflettere, invece, sulla prepotenza di queste persone, che pensano di essere e di imporre una generazione possibilista, alternativa e lecitamente ermafrodita, ma che, più semplicemente, soffre di manie di onnipotenza, incurante dell’effetto psicologico che determineranno sui bambini, prodotti dalla loro unione. E’ una visione materialistica e abusivista della sessualità e del corpo umano, nato maschio o femmina.
La strana storia, ma non certo unica, riguarda Trystan Reese, una donna (Portland, USA) che ha voluto essere un uomo, ma si è tenuta l’utero. Rimasta incinta, ha partorito il suo bambino, continuando a ritenersi un uomo!
Il neonato, quindi, ha ora due papà, ma uno dei due è anche la sua mamma, con tanto di barba.
”Sono un papà in dolce attesa.”, scriveva sui Social, che, ovviamente, sono stati utilizzati per divulgare l’evento, a mo’ di inno per l’ideologia transgender, che vorrebbe un’identità sessuale separata dal ruolo o dalla fisicità.
Su Facebook la coppia aveva creato la pagina “Biff and I”, corredata di foto e commenti, post e video, che documentavano il progredire della gravidanza.
Biff affermava: “La prossima volta che qualcuno ti dice che gli uomini non possono avere bambini, mostragli questo video.” e Trystan: “Io l’ho fatto. Ed è stato fantastico.”. “Sto bene nel mio corpo di uomo transgender. Sono un uomo con un utero e ho la possibilità di portare un bambino dentro di me. Questa situazione non mi fa sentire meno uomo. Può accadere che un uomo riesca ad avere un figlio nel suo grembo.”.
Certo che può accadere, ma si tratta di manipolazione biologica, che porta a deformare qualunque scoperta scientifica, ad esporsi nella più brutta e ambigua situazione possibile: quella di fautori della propria esistenza, senza il minimo rispetto per il mondo e i suoi eterni e intoccabili meccanismi riproduttivi e procreativi.
Qui non si tratta di essere pro o contro gay e affini, ma di buon gusto, soppiantato da una forma di violenza, anche nei confronti di minori indifesi e coinvolti, loro malgrado, che, alla loro venuta al mondo, si aspetterebbero perlomeno una mamma e un papà, convinti e responsabili del proprio ruolo, affatto confusi nel loro genere.
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