Regno Unito, il ministro dell’uguaglianza: “Basta discriminazioni religiose sul lavoro”

Regno Unito, il ministro dell'uguaglianza: "Basta discriminazioni religiose sul lavoro"Lo scorso 13 maggio il ministro dell’uguaglianza del Regno Unito, Victoria Atkins, ha annunciato che varerà una nuova norma governativa con la quale sarà permesso ai lavoratori della Gran Bretagna di indossare indumenti ed oggetti che testimoniano la loro fede. La decisione del ministro arriva con 12 anni di ritardo sul caso di licenziamento ai danni di Nadia Eweida: la donna venne licenziata dalla ‘British Airways‘ per essersi rifiutata di togliere o nascondere la croce che portava al collo.

Una volta approvata la legge un simile precedente non potrà mai più verificarsi poiché, stando alle dichiarazione del ministro Atkins “I datori di lavoro dovranno essere flessibili e non stabilire codici di abbigliamento che proibiscano simboli religiosi che non interferiscono con il lavoro di un impiegato”. Insomma un’altra vittoria per la donna dopo quella ottenuta alla Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo nel 2013.

Il caso di Nadia Eweda: la Corte Britannica aveva sentenziato in favore della compagnia aerea

Era il 2006 quando la compagnia aerea ‘British Airways’ decideva di licenziare Nadia Eweda poiché la croce, simbolo della sua fede cristiana, che portava al collo non era conforme alle regole d’abbigliamento della compagnia. Immediatamente dopo il licenziamento Nadia ha fatto causa alla compagnia per licenziamento senza giusta causa, ma per ben due volte, in primo grado nel 2008 ed in appello nel 2010, la magistratura britannica ha sentenziato in favore della British Airways.

La Corte Suprema britannica non ha nemmeno voluto esaminare il caso e Nadia, grazie soprattutto all’apporto economico dell’ONG ‘Alliance Defending Freedom International‘ ha presentato ricorso alla Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo che nel 2013 ha ribaltato la sentenza del tribunale britannico stabilendo un risarcimento di 2000 sterline per la donna più 30.000 sterline di spese legali. Il successo è stato salutato dall’ONG attraverso le parole di soddisfazione del consulente legale Paul Coleman che ha definito storico il successo in tribunale: “E’ la prima volta che il Regno Unito perde una causa di libertà religiosa davanti a una Corte Europea dei Diritti Umani”.

Luca Scapatello