Regione Lazio: una grande vittoria per la libertà di educazione

Duro colpo inflitto al corso gender indirizzato agli insegnanti della Regione Lazio. Stop all’iniziativa e le contestuali linee guida.

Il motivo della contestuale cancellazione dell’iniziativa e delle linee guida è più procedurale che di merito ma si tratta comunque di una vittoria per la libertà di educazione.

San Camillo-Forlanini: “Nostro logo usato senza autorizzazione”

L’Usr Lazio ha quindi ritirato il documento e il corso programmato per dicembre. Tutto è nato dalla dichiarazione dell’azienda ospedaliera San Camillo-Forlanini, secondo la quale l’istituto Metafora, incaricato dell’organizzazione del corso “ha utilizzato, senza alcuna autorizzazione, il logo dell’Azienda abusando di un rapporto di convenzione in corso” nella sua collaborazione con l’Ufficio scolastico regionale.

Il riferimento è alla produzione del documento relativo alle strategie di intervento e promozione del benessere dei bambini e degli adolescenti con varianza di genere. “La fiducia nel pedigree del documento – conclude la nota – non può che essere incrinata dal fatto di aver appreso che l’estensore avrebbe una affiliazione scientifica diversa da quella che era stata rappresentata a questo Ufficio”.

Indottrinamento gender senza contraddittorio

Il corso e le linee guida annullati prevedevano una vera e propria opera di indottrinamento sugli insegnanti. L’essenza del discorso era nell’identità di genere” e nella “varianza di genere” come realtà incontrovertibili della psiche umana. In base a questi parametri, l’eventuale inclinazione fluid e “non binaria” dei bambini e degli adolescenti non andrebbe contrastata. Al contrario, essa andrebbe accolta come una ricchezza da valorizzare.

Sull’onda lunga del dibattito sul ddl Zan, le linee guida suggerivano anche una serie di misure per prevenire i comportamenti omofobici. I disagi legati alla “varianza di genere” erano infine attribuiti più all’incomprensione del mondo esterno e, in particolare, delle famiglie, che non ai difetti strutturali intrinseci dei percorsi di “transizione di genere” o ai rischi legati alla scelta di un’identità di genere diversa da quella biologica.

L’altolà del MIUR

Tra i delusi del ritiro di entrambe le iniziative, il presidente dell’Associazione Nazionale Presidi, Antonello Giannelli che, ad Adn Kronos, ha dichiarato: “Quello dell’identità di genere – spiega Giannelli – è un tema scottante che non può essere solo oggetto di prese di posizione ideologiche. La scuola è, per eccellenza, luogo di crescita, conoscenza e confronto”.

Il dietro front è partito a livello governativo nazionale. A schierarsi dalla parte delle famiglie è stato il sottosegretario all’Istruzione, Rossano Sasso, che ha subito rilevato la violazione della circolare del MIUR del 2015, che escludeva l’ideologia gender dai percorsi educativi. L’insegnamento della teoria del gender, ha sottolineato il sottosegretario, non va confusa con “il rifiuto di qualsiasi forma di discriminazione e il contrasto a ogni tipo di violenza e bullismo. Bambini e ragazzi – ha aggiunto Sasso vanno accompagnati con amore e rispetto nell’educazione e nella formazione, non trasformati in bersagli della propaganda politica”.

Associazioni pro-family: “Bene ma ora andare fino in fondo”

Soddisfazione per il ritiro del corso e delle linee guida è stata espressa dal vicepresidente di Pro Vita & Famiglia, Jacopo Coghe, che però ha chiesto “un’Ispezione del Ministero della Salute e una del Ministero dell’Istruzione e che si porti il caso in Commissione parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza”. L’obiettivo è scoprire “chi ha fatto circolare questo vergognoso documento. Inoltre, Coghe chiede al San Camillo-Forlanini di “procedere alla sospensione della convenzione col Saifip dopo aver utilizzato, senza alcuna autorizzazione, il logo dell’Azienda abusando di un rapporto in corso finalizzato al supporto psicologico di adeguamento tra identità fisica e psichica”.

Il ritiro dei provvedimenti è stato chiesto e appoggiato anche dal presidente del Family Day, Massimo Gandolfini, che ha sollecitato il MIUR a “chiarire questa gravissima vicenda” e ha chiesto alle “autorità regionali” di “coinvolgere tutte le associazioni familiari e i veri professionisti non ideologizzati del settore medico-scientifico, al fine di individuare le strategie più adeguate per una strutturazione sana delle personalità di bambini e adolescenti”.

Luca Marcolivio

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