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Quelle notizie che non faranno mai rumore

 

Oltre 10.000 è il numero dei Missionari italiani sparsi nel mondo, solo italiani.

Sono religiosi e laici che hanno lascito la loro terra, le famiglie e le loro comode case occidentali per addentrarsi in un mondo che vive di carità e di espedienti. Un mondo spesso dimenticato, ma che vede uomini, donne e bambini “giocare alla sopravvivenza” ogni giorno della loro vita.

I mostri da combattere sono gli assalti dei guerriglieri, le malattie e soprattutto la fame.

I Missionari, i nostri e quelli provenienti da tutto il mondo, dispongono di pochi mezzi, quelli offerti dai più generosi e dalle varie organizzazioni umanitarie, ma i bisognosi sono in numero maggiore e lo stato di emergenza è perenne.

Il lavoro di queste persone, nel cercare di curare il corpo e lo spirito di quelle popolazioni, è immane e senza sosta, ogni giorno di ogni anno.

Per quanto a volte se ne parli, è sempre troppo poco. E spesso le tragedie che si consumano in quei luoghi non fanno rumore, non fanno notizia e questo danneggia chi spera che gli si tendi la mano … un bicchiere d’acqua, un antibiotico, un abbraccio.

Tra questi tanti angeli in terra, c’erano anche le quattro suore della “Congregazione delle Figlie di Sant’Anna”, della Missione di Addis Abeba, che hanno perso la vita in un incidente a bordo di un pulmino, qualche mese fa. Sono state travolte da un tir e non c’è stato più nulla da fare. Altre tre sorelle sono state trasportate nell’ospedale più vicino, in gravi condizioni.

“E’ una grave perdita per la Chiesa etiopica. Sono passato sul luogo dell’incidente e la scena è stata orrenda, due camion incidentati e il pulmino delle suore senza la parte destra, letteralmente tranciata di netto da cima a fondo.”  -ha raccontato padre Angelo Antolini, prefetto Apostolico di Robe.

Tanti hanno voluto rendere omaggio alle sorelle, recandosi in quel luogo per l’ultimo saluto alle Missionarie, in segno di ammirazione per il sacrifico a cui hanno dedicato le loro vite, finite purtroppo tragicamente, lunga un strada della lontana Africa.

A loro le nostre preghiere, il nostro rispetto e il nostro grazie per le vite salvate e accudite.

 

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