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Quattro donne Musulmane non ci stanno e raccontano tutto

Questo è un messaggio che proprio non si può ignorare e parla della pericolosità di certi atteggiamenti islamici, che molti cristiani -o comunque occidentali- prendono sottogamba.

Si tratta, principalmente, di interpretazioni di comodo di molti popoli musulmani, in merito alle leggi del Corano.

Sembra essere questa la piaga della loro spiritualità, prova ne è il fatto che, Nazioni islamiche diverse, hanno culture completamente differenti, in merito alla concezione della donna e del rispetto degli altri, soprattutto.

A renderlo pubblico sono delle donne musulmane, che hanno vissuto sulla loro pelle un’arroganza prettamente maschilista e violenta, nonché nord africana.

Le affermazioni di queste quattro donne sono state scritte e pubblicate in vari libri, già in vendita in Francia.

E la Francia è proprio la Nazione in cui si sono incontrate, provengono infatti dal Marocco, dalla Tunisia e dall’Algeria.

Nel loro Paese adottivo, hanno avuto la possibilità di diventare giornaliste e scrittrici di successo,  quindi di poter parlare con libertà della loro vecchia cultura.

Lydia Guirous, oggi giornalista del settimanale Jeune Afrique, racconta la storia di sua amica che in Algeria era stata uccisa, perché aveva osato iscriversi all’Università, contrariando così il volere del padre. Volendo richiamare l’attenzione del governo sulle vicende riguardanti i suoi connazionali emigrati in Francia, dice: “Sono i musulmani di Francia che debbono adattarsi alle regole della società francese e non il contrario.”.

Jeannette Bougrab, anch’essa algerina, oggi avvocato e figlia di una donna che venne data in sposa a soli 13 anni, scrive nei suoi testi: “L’ Islam in Francia e in Occidente ha un obiettivo politico preciso.”. “La guerra contro Daech è una cosa, ma la guerra contro l’ ipocrisia dei francesi bien-pensants è ancora più difficile. I programmi di deradicalizzazione andrebbero applicati a chi continua a sostenere che l’Islam è una religione di pace.”.

Leïla Slimani, che lo scorso anno ha avuto il premio “Goncourt” per  il libro“Chanson douce”, pubblicato anche in Italia col titolo “Ninna Nanna”, racconta il Marocco e le incarcerazione immotivate delle donne, presunte adultere, delle torture che sono costrette a subire.   

Sonia Mabruck, giornalista e autrice del libro “Il mondo non è rotondo, nipotina mia”, sottolinea, invece, quanto sarebbe necessario un aggiornamento del Corano, che andrebbe reso meno misogino e più spirituale.

Il nocciolo della questione, ciò che tutte e quattro le donne sottolineano nei loro scritti, è che i musulmani si ostinano a prendere per oro colato quello che credono parola di Allah, senza domandarsi se qualcuno abbia in effetti sbagliato ad interpretarla, dandone una chiave di lettura retrograda e assolutamente non pacifista.

Non ci può essere nessun Dio che non desideri la pace tra gli uomini o che voglia la condanna di altre religioni; siamo certi che, ad una profonda e ispirata lettura, ciò si evinca anche tra le pieghe del Corano e nei pensieri di Allah.

La spiritualità è prima di tutto rispetto, altrimenti si cade nella sterile politica e nell’autorizzato sopruso.

 

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