Quaresima “Il periodo più importante dell’anno liturgico”

 

Durante la quaresima tutti i fedeli si preparano ad affrontare al meglio la Pasqua per potere essere il più vicini possibile a Dio, per fare questo si sottopongono a penitenze e digiuni, si fanno più attivi sul fronte della Misericordia e della Carità e partecipano alla Via Crucis, gesto solenne che dispone i loro cuori a ricevere Dio nel migliore dei modi.

L’importanza della Quaresima e di Pasqua vengono spiegate a ‘Zenit’ dal Cardinale Mauro Piacenza, penitenziere maggiore, preposto alla Penitenzeria Apostolica il più antico Dicastero della Chiesa Cattolica. Il monsignore spiega come proprio durante la domenica di Pasqua e quella delle Palme, molti fedeli, solitamente distanti, si riavvicinano alla fede confessandosi e prendendo la comunione, questo perché in un paese a forte tradizione cattolica ci si ricorda ancora dei dettami che impongono al fedele di confessarsi almeno una volta l’anno e di prendere la comunione almeno durante la Pasqua.

Il Cardinale Piacenza spiega come la Pasqua un tempo era considerata sia un occasione di riavvicinamento che una di ripartenza, d’altronde quale ripartenza migliore di una confessione e di una comunione: “Del resto la Confessione sacramentale è la sola vera ripartenza per ciascuno di noi, in ogni confessione il battezzato viene interiormente rinnovato, e la sua vita spirituale riparte, con tutti gli infiniti doni di grazia, che il Sacramento porta”. Ma perché proprio la Pasqua e non il Natale?

La Pasqua è da sempre considerata nella religione cattolica come il centro dell’anno liturgico, i motivi di questo li spiega perfettamente il Porporato: “Il fatto della Risurrezione di Gesù, della quale gli Apostoli sono testimoni e non certamente creatori, è alla radice dell’esistenza stessa del cristianesimo e solo alla luce della risurrezione si comprende l’identità divina di Gesù ed il mistero dell’Incarnazione del Logos”. Del resto senza la passione e la crocifissione di Cristo, ma sopratutto senza la resurrezione tutta la religione cattolica perderebbe di significato, in quel momento il Figlio di Dio ha messo in pratica quanto insegnato liberandoci dal peccato e offrendoci una scelta.

Una scelta che confermiamo ogni qualvolta decidiamo di confessarci e di prendere il corpo di Cristo, che, come tutti i sacramenti, allontana la presenza del demonio dalla nostra vita, come conferma anche il Cardinale: “Il peccato mortale è sempre una schiavitù, ed ogni volta che il sacerdote pronuncia la formula di assoluzione, il fedele è liberato dalla morsa del maligno e reintrodotto nella comunione piena con la vita trinitaria”.

Tutto ciò non avrebbe senso se fatto meccanicamente, ovvero come una pratica consuetudinaria, per questo il porporato spinge sull’importanza delle devozioni quaresimali, queste permettono di allontanarsi dal rischio di vivere la fede solo da un punto di vista dottrinale e intellettuale, tendenza che espone al rischio di divenire agnostici, ed ecco che gli esercizi spirituali e la via Crucis assumono la loro piena funzione: “La Chiesa invita a compiere pii esercizi, come la Via Crucis, soprattutto proprio nel giorno di venerdì, il giorno della passione del Signore. Tali gesti, oltre ad essere vere e proprie soste che rinfrancano l’anima nel frenetico cammino delle nostre giornate, hanno lo scopo di esprimere la fede e di favorire l’immedesimazione, anche affettiva, con gli avvenimenti storici della salvezza e con i misteri che crediamo”.