Quanto è grande la Misericordia di Dio.

 

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“Se Dio è con noi, chi sarà contro di noi?… Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! Chi ci condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi!” (Rm 8,31-34).

“Anche se io avessi nel mio cuore i peccati di tutto il mondo,

non mi perderei di fiducia in Cristo mio Salvatore,

ma andrei da lui e sono convinta che tutti i miei peccati

scomparirebbero nella sua misericordia

come una goccia d’acqua in un grande fuoco”.

(Santa Teresa del Bambino Gesù)

Alcune premesse:

1. Per chi vuol compiere un vero cammino di fede e celebrare la vita, la cosa più importante è lasciarsi amare da Dio; lasciarsi amare da Lui con quella fiducia che diventa sempre più un vero affidarsi a Lui: “Signore mi fido di te e mi affido a te. Trasformami nel tuo amore; prendimi come sono e fammi come tu vuoi!”

2. La convinzione della preziosità di ogni persona agli occhi di Dio. Facciamo nostri i sentimenti espressi in due salmi:

“Sei tu che hai creato le mie viscere e mi hai tessuto nel seno di mia madre. Ti lodo perché mi hai fatto come un prodigio; meravigliose sono le tue opere, le riconosce pienamente l’anima mia” (Sal 139,13-14). “O Signore, nostro Dio, quanto è grande il tuo nome su tutta la terra: sopra i cieli si innalza la tua magnificenza… Quando guardo i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissate, che cosa è l’uomo perché di lui ti ricordi, il figlio dell’uomo perché te ne curi? Davvero l’hai fatto poco meno di un dio, di gloria e di onore lo hai coronato… O Signore, nostro Dio, quanto è grande il tuo nome su tutta la terra! (Salmo 8).

Bellissima l’espressione di Sant’Agostino: “Amandomi, Dio mi creo; creandomi mi rese amabile”.

3. La vita è e viene celebrata solo nel contesto delle diverse relazioni: con Dio, con noi stessi, con gli altri e col creato; infatti nell’isolamento si muore. L’esempio di Cristo nella sua relazione col Padre e con se stesso, nelle sue relazioni con l’umanità intera e col creato, è estremamente importante:

“Io sono nel Padre e il Padre è in me” (Gv 14,11). – “Come il Padre ha amato me, anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore” (Gv 15,9). – “Guardate gli uccelli del cielo: non seminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre” (Gv 6,26)

4. Quel Dio che ci chiama a vivere con fede ed entusiasmo, ci dà anche l’energia per rispondere a tale chiamata: “Dio non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di fortezza, di carità e di prudenza” (2Tim 1,7).

5. Ogni persona, uomo o donna, ha la propria storia e la propria responsabilità. Questa convinzione ci aiuta molto a superare la tendenza al vittimismo che sembra molto diffusa nel nostro mondo d’oggi. Quante persone sono passate dall’illusione alla delusione e in essa si sono fermate paralizzate, senza ascoltare la voce della chiamata alla dedizione? Non rispondo a questa domanda e non giudico nessuno, perché nella vita di una persona possono sorgere situazioni difficili da gestire; però sono convinto che è solo nel contesto della dedizione che una persona supera il vittimismo; è solo nella dedizione che una persona scrive la propria storia, e la scrive in modo creativo e responsabile.

6. L’importanza di avere un’esperienza personale delle realtà della fede, nel profondo del nostro cuore, ricordando la seguente verità: le esperienze più belle e più importanti non sono nel contesto di ciò che i nostri sensi possono controllare, ma sono nel nostro intimo.

Allora per trattare il nostro tema, partiamo da Dio e dal suo modo di comportarsi nello svolgimento della storia della salvezza. Consideriamo soltanto alcuni tratti:

1. Nel libro della Genesi, vediamo che dopo il primo tradimento nell’amore, Dio non abbandonò l’uomo; continuò a parlargli, continuò ad amarlo, e concepì subito il piano della salvezza che ebbe compimento in Cristo non a vantaggio soltanto di alcuni, ma a vantaggio dell’umanità intera.

2. La potenza di Dio è sempre in azione per perdonare, riabilitare, tonificare la persona, e offrire sempre nuove opportunità. Ascoltiamo questo invito di Dio mediante il profeta Isaia: “Su venite e discutiamo – dice il Signore. Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno come neve. Se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana” (Is 1,18).

3. Nel Nuovo Testamento, la Trinità si rivela come Padre che è ricco di Amore misericordioso, come Figlio Unigenito, che è l’incarnazione dell’Amore del Padre, e come Spirito che è l’Energia dell’Amore divino, operante sempre e dovunque.

4. Il Vangelo di Luca è chiamato il Vangelo della Tenerezza e della Misericordia di Dio. Nel cap. 15°, l’evangelista ci presenta tre parabole che, tra l’altro, sono un capolavoro di espressione poetica: la parabola della pecora smarrita (Dio che, nel deserto, si mette continuamente in movimento in cerca della pecora smarrita; la parabola della moneta perduta (Dio che accende la lampada e lavora per spazzare la casa e cercare accuratamente la moneta perduta finché la trova); la Parabola del Padre Misericordioso (Dio che dimostra un amore pazzesco, al di là di ogni aspettativa, di ogni sogno e di ogni valutazione umana). Analizziamo questa parabola in alcuni particolari sorprendenti che, accolti nel profondo dei nostri cuori, scacciano da essi ogni paura e ogni turbamento, immettono in essi vera fiducia e abbandono, e fanno crescere sempre più in noi un desiderio grande di celebrare l’Amore misericordioso di Dio. Ecco i particolari che mi sembrano presentarsi come un grande magnete che ci attira verso di Lui: 1. Per il figlio più giovane, chiedere al padre la parte del patrimonio che gli spettava (sul serio?), non era come augurargli la morte? Eppure il padre acconsentì alla richiesta del figlio libertino e irrispettoso. 2. Il padre era anziano, eppure corse incontro al figlio con quell’energia con cui un giovane innamorato può correre verso la fidanzata che non vede da tanto tempo. Ma che dico? Senza dubbio quel padre corse con più energia. 3. Un anziano non si muoveva mai incontro a un giovane; il farlo era ritenuto cosa umiliante per l’anziano e non educativa per il giovane. Ma più che la cultura non interessava suo figlio a quel papà che era diventato ‘scatenato’? 4. Il padre non sottopose il figlio a nessun esame di coscienza; non gli chiese come aveva potuto ridursi in quel modo; non gli chiese se era tornato veramente per amore verso di lui, o soltanto per non morire di miseria e di fame; e non gli disse nemmeno: “ Bada di non fare di nuovo una cosa simile perché sarebbe la tua fine!”. Lo accolse con amore, con commozione, con gioia, e basta.

A questo punto c’è un ma, c’è un però. Eccolo: Dio non impone mai se stesso e non impone mai la sua azione. Ogni movimento di Dio è nel contesto di una grande proposta che richiede accoglienza, la nostra accoglienza. Ricordiamo che dopo la prima venuta dello Spirito Santo, coloro che erano stati colpiti dall’evento straordinario “si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli. ‘Che cosa dobbiamo fare, fratelli?’ E Pietro disse loro: ‘Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei peccati, e ricevete il dono dello Spirito Santo’…” (Atti 2,37-38).

Cosa dobbiamo fare noi? La risposta ci viene da uno dei due malfattori crocifissi con Gesù, che nella tradizione della Chiesa è stato chiamato ‘buon ladrone’. Non so se ci siano più ladroni buoni o se dai ladri possiamo imparare , però, nel caso di questo ladro che sentiamo così vicino e che prendiamo come maestro, possiamo imparare molto.

“Uno dei malfattori appeso alla croce lo insultava: ‘Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!’ L’altro invece lo rimproverava dicendo: ‘Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi giustamente perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male’. E disse: ‘Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno’. Gli rispose: ‘ In verità ti dico: oggi sarai con me in paradiso’”. (Lc 23,39-43)

Nel contesto di questa scena drammatica, il buon ladrone fece tre cose.

1. Egli si riconobbe peccatore in tutta sincerità.

2. Egli riconobbe Gesù come Re e come Salvatore grazie a una rivelazione divina gratuitamente concessagli.

3. Egli si aprì a Cristo e alla sua azione salvifica esprimendo un atteggiamento bellissimo di accoglienza.

Tutti noi siamo chiamati a imitarlo, riconoscendoci bisognosi di salvezza, proclamando Gesù come Salvatore, e accogliendo la sua persona e la sua azione salvifica, con gioia e gratitudine.

Consideriamo ora brevemente i tre momenti che il Cardinal Martini ha presentato più volte per una celebrazione efficace dell’Amore Misericordioso, soprattutto nel Sacramento della Penitenza: la ‘confessio laudis’ (la lode del Signore, rendendo grazie per tutti i suoi benefici), la ‘confessio vitae’ (il mettere la nostra vita così com’è alla sua presenza) e la ‘confessio fidei’ (l’espressione della nostra fede nel Dio misericordioso , il nostro affidarci a Lui e il rinnovato grazie per i doni da Lui riversati su di noi).

Un ultimo punto estremamente importante è l’imitazione del Dio Misericordioso. Perdonati da Dio, siamo chiamati a perdonare coloro che con noi non si comportano bene. Nella preghiera insegnataci da Gesù: ‘Perdona a noi i nostri peccati come noi perdoniamo a ogni nostro debitore’. Pensate, chiediamo a Dio di comportarsi con noi , come noi ci comportiamo con gli altri. Che disastro se Dio ascoltasse sempre questa nostra richiesta! Sappiamo infatti che a volte (o spesso?) ci è difficile perdonare. Ecco allora che è bene fare di frequente un’altra richiesta: ”Padre, che noi abbiamo a perdonare gli altri , come tu perdoni noi!

Se vogliamo concludere con uno schema da seguire per la celebrazione dell’Amore Misericordioso di Dio, soprattutto nel Sacramento della Penitenza,oltre a quello del Cardinal Martini, ecco come esso si presenta: 1. Lode e ringraziamento a Dio per tutti i suoi doni e specialmente per la sua misericordia; 2. Esame di coscienza (o di consapevolezza) per poter mettere la nostra fragilità e i nostri peccati alla presenza di Dio (per gettare i nostri peccati nella fornace della sua misericordia); 3.Dispiacere per i peccati commessi e per le omissioni (contrizione); 4. Confessione alla presenza del sacerdote e/o della comunità (la Chiesa); 5. Ascolto del messaggio che Dio ci dà tramite il sacerdote (la Chiesa); 6. Accoglienza del perdono (assoluzione); 7. Penitenza (soddisfazione) ; 8. Ringraziamento; 9. Cammino di crescita e di misericordia.

Quante volte, soprattutto con persone che mi dicono di volersi preparare alla celebrazione di Natale o di Pasqua, chiedo di non ridurre tutta questa ‘Grazia di Dio’ cosi tanto; di non ridurla alla preparazione penosa di una lista approssimativa di peccati da dire in confessione, all’assoluzione e alla penitenza che il sacerdote dà. Si farebbe un grande torto alla generosità di Dio Misericordioso e un grande torto a noi stessi.

Concludo con due momenti di preghiera da me concepiti prendendo ispirazione da un consiglio che Padre Pio (San Pio da Pietralcina) dava spesso in confessione o nella direzione spirituale, e da una conferenza di un monaco cistercense:

“Signore, ti ringraziamo per tutti i doni che continuamente effondi su di noi. Crediamo che essendo tu stato con noi e per noi fino ad oggi, sarai con noi e per noi anche in futuro. Ecco allora che gettiamo il nostro passato nella tua misericordia, mettiamo il presente nella potenza del tuo amore e affidiamo il futuro alla tua Provvidenza”.

“Signore, mentre siamo alla tua presenza, ti chiediamo: Attiraci a te, sii per noi come un grande magnete che attira il metallo e lo trattiene; fa che ci aggrappiamo a te senza lasciarti mai andare, come l’edera che si aggrappa ad un muro dove trova umidità e là rimane ; fa che nel nostro stare con te, abbiamo a trovare sempre gioia; e dacci la grazia di rendere nostro il tuo piano di salvezza per tutti”.