Quando la carità diventa reato? Sindaco condannato

 

A chiare lettere, nel Vangelo, si fa riferimento a quella che dovrebbe essere la regola, che possa governare ogni nostra intenzione.
E’ scritto, senza lasciare ombra al dubbio, proprio perché fossimo facilitati nel perseguirla. Ed è anche (facilitazione ulteriore) racchiusa in una sola parola: carità.
Come sarebbe semplice e lineare, anche se non priva di entusiasmanti battaglie, la vita, se ci affidassimo alla ricerca della carità; se cercassimo di comprenderla, di praticarla, di affinarla al meglio, in tutto il corso della nostra vita, combattendo contro tutte quelle forze (e ce ne sono a centinaia), che invece vorrebbero vederla soccombere.
Cesserebbe, allora, immediatamente di esistere ogni altro genere di ricerca e, certamente, la regola del caos subirebbe un duro colpo.

Beh, a tutt’oggi, siamo ben lontani dall’obiettivo e viviamo, addirittura, per inficiare delle buone azioni, in nome di un qualche principio contrario alle regole umane, ma che, tuttavia, giustifichiamo, in un società dell’assurdo, in cui è tutto lecito, se relativizzato.
Ma ci rendiamo conto o no che dire: ognuno pensi e faccia ciò che vuole è un invito all’anarchia, che inneggia la libertà d’azione anche di assassini e fuori di testa?
Chissà se ha fatto le stesse amare constatazioni, anche il Sindaco di Carcare (Savona), il signor Franco Bologna, che ha commesso il grave reato di chiedere ai migranti, debitamente accolti in delle strutture sul suo territorio, di fornire un certificato medico, per accertarsi che fossero in salute!

Come mai a questa richiesta sia seguito un processo, che ha portato alla condanna del Sindaco per discriminazione e razzismo, non è ben chiaro.
Quello che si sa è che era stato denunciato da alcune associazioni: Arci avvocato di strada Onlus, Asgi-Associazione e Federazione Solidarietà e Lavoro.
Il motivo sarebbe il divieto, per quei migranti, di soggiornare nel paese, di cui è, responsabilmente, primo cittadino, senza essersi sottoposti a controlli medici.
E’ davvero assurdo -lo leggete anche voi- ciò che accade, quando le azioni caritatevoli vengono misurate col giudizio cinicamente umano, e preminentemente umano, di chi vede il marcio e non il buono.

Ricordiamo a tutti che, ogni italiano, quando comincia un nuovo lavoro, va in palestra o si reca all’estero, è sottoposto a controlli di routine, utili ad evitare danni alla salute altrui e alla propria: nulla di più normale e civile.
La notizia che riguarda il signor Bologna, risulta ancora più paradossale, se si viene a sapere, poi, che i 50 rifugiati alloggiavano proprio nei pressi di un asilo nido.
Dunque, al di la degli schieramenti politici (perché di questo si tratta), cerchiamo di fare lo sforzo di riscoprirci esseri umani, di darci una mano per progredire, migliorare, crescere in carità e grazia, anziché per affossare chi un buon senso ce l’ha già. Amen!