Da protestante ho visto nei cattolici la vera Misericordia di Dio

Un cittadino del New England (che ha preferito rimanere anonimo) ha voluto raccontare la sua esperienza di conversione al cattolicesimo. Nato in una comunità protestante ha cominciato a dubitare della fede presente in quella confessione quando un gruppo di amici lo ha portato in una chiesetta protestante per fare del catechismo. Dopo qualche tempo, si presentò al corso una ragazza, era bellissima e cercava conforto dopo che il padre adottivo aveva abusato di lei, ma i catechisti e i parrocchiani non la vedevano di buon occhio, pensavano che avrebbe sedotto i ragazzi invitandoli alla promiscuità. Così la cacciarono senza che nessuno aprisse bocca per accoglierla.

Il ragazzo rimase sconvolto da quell’esempio di discriminazione, da quella chiusura mentale e dice a riguardo: “Non ricordo di aver sentito un’unica parola misericordiosa detta a lei o su di lei. Se n’è andata. È stata una cosa spregevole”. Un episodio che lo allontanò per qualche tempo dalla religione, ma il suo percorso era destinato a convergere con Dio e qualche tempo dopo è diventato un cristiano serio.

Questo cambio di rotta insospettì i suoi amici protestanti, i quali, preoccupati che sotto ci fosse lo zampino della chiesa cattolica, cominciarono a raccontargli storie di peccato dei fedeli cattolici italiani ed irlandesi per fargli comprendere come si trattasse di una forma sbagliata di Cristianesimo: “La maggior parte di loro credeva che quelle storie provassero che il cattolicesimo non era semplicemente una forma inferiore di cristianesimo, come l’hamburger è inferiore alla bistecca, ma una forma corrotta di cristianesimo, inferiore al protestantesimo come lo è il flusso di una fogna rispetto a una sorgente limpida. Non esagero”.

Per i protestanti della sua comunità i cattolici erano tutti peccatori, gli esempi di sacerdoti corrotti o di malavitosi che frequentavano le Messe, non erano dimostrazioni di cristiani che vivevano nel peccato, ma erano l’evidenza che quelli sono gli unici esistenti. Il narratore spiega come le storie che raccontavano non erano dei singoli aneddoti basati su dicerie ma sostenuti da un sistema teoretico che portava a comparare la religione cattolica come un percorso di fede a pagamento: “Il loro sistema aveva a che fare con quella che definivano “correttezza delle azioni” e la presunta natura meccanica dei sacramenti. I cattolici non si curavano della santità perché potevano comprare il favore di Dio in saldo”.

Ma tutte quelle voci non lo toccarono, la sua gioventù passata nella chiesa di campagna del Ne England gli aveva mostrato come gli atteggiamenti descritti dai suoi amici riguardo agli italiani o agli irlandesi non erano molto dissimili da quelli che aveva visto con i propri occhi: “Quando la gente mi raccontava quelle storie pensavo: “Senti chi parla”. Era come essere istruiti sul proprio senso estetico nel vestire da un uomo che indossa una cravatta sulla t-shirt. Conoscevo bene il loro mondo e non venivo scosso dalle loro affermazioni relative a un “cristianesimo superiore”. Qualunque fossero le argomentazioni dei protestanti contro il fatto di diventare cattolici, la peccaminosità esemplare dei cattolici non era tra queste”.

Così quando ha incontrato dei veri cattolici ha capito che quelle storie non erano vere e che i credenti avevano una fede sincera in Dio. Ha visto la misericordia che non aveva mai trovato nei protestanti ed ha deciso di convertirsi.