Il primo martire del XXI secolo,

 

 

 

 

Jacques Hamel era un uomo ordinario che aveva abbracciato la fede sin da ragazzo, la sua vocazione non lo aveva fatto distinguere come grande oratore o teologo, ma come amico della gente, come un pastore che presta attenzione alla sua comunità. Di lui probabilmente non si sarebbe saputo nulla, se non che il 26 luglio 2016 due terroristi islamici hanno scelto proprio lui per renderlo protagonista della loro lotta all’occidente, ma sopratutto al cattolicesimo.

Quel giorno a Ruen, Capoluogo della Normandia (Regione a nord della Francia), Padre Jacques si era recato in chiesa ed aveva iniziato a celebrare la messa a cospetto di due devoti, Guy e Janine Coponet. La celebrazione è stata improvvisamente interrotta dall’ingresso di due terroristi che hanno preso in ostaggio il Parroco e costretto Guy a filmare la truce esecuzione (Padre Jacques è stato sgozzato).

Guy, un uomo di 87 anni dal carattere mite, ha chiesto ai terroristi di aver fatta salva la vita sua ma anche e sopratutto della moglie Janine. Ma i due jihadisti hanno goduto nel vederlo supplicare e gli hanno inferto tre coltellate una al braccio e due al torace. L’uomo, con intelligenza si è finto morto e si èb accasciato a terra premendo la ferita, questo gli ha permesso di sopravvivere e di salvare la moglie.

L’attentato è servito allo scopo preposto, creare terrore, ma ha anche creato quello che da molti è considerato il primo martire del XXI secolo. Sono in molti quelli che considerano Padre Jacques un Santo, o per lo meno un uomo che è morto per difendere la propria fede, esattamente come i primi cristiani. Da quel giorno, infatti, sono venuti alla luce particolari sulla sua vita fino ad allora sconosciuti, una vita vissuta con umiltà nell’osservazione dei dettami del Vangelo.

Nato a Darnétal, periferia povera di Ruen, da un padre meccanico ed una madre tessitrice, Jacques Hamel ha subito sentito la vocazione. Ciò nonostante è stato chiamato per la leva obbligatoria ed è stato costretto a servire la Patria nella guerra d’Algeria come autista degli ufficiali. Prima di fare ritorno a casa, il sacerdote è stato coinvolto in uno scontro a fuoco dal quale è uscito illeso solamente lui.

Gli orrori della guerra lo hanno stretto ancor di più alla sua fede, non c’era giorno in cui non chiedeva perdono per i peccati commessi e per le anime di quelli che aveva visto morire ed uccidere altre persone. Il resto della sua vita è passata nell’anonimato fino a che un paio di invasati non hanno deciso di fare di lui un martire.