Prete “scomodo” denuncia atto autoritario contro la donna e la vita

Tra i sacerdoti che ancora si battono ardentemente e senza compromessi per la sacralità della vita, c’è don Maurizio Patriciello.

Il parroco di Caivano (NA) è noto per una pluralità di battaglie, la più nota delle quali è la difesa dei cittadini dagli scempi ecologici nella Terra dei Fuochi. Come non ricordare, tuttavia, anche le sue affermazioni a difesa dei principi non negoziabili.

In ogni causa per cui don Maurizio si batte, il punto di partenza è sempre lo stesso: rimettere al centro i più deboli e riscattarli. Quando ha criticato il ministro degli Interni, Luciana Lamorgese, per aver inserito nelle carte d’identità la dicitura “genitore 1” e “genitore 2”, il sacerdote è stato attaccato dall’Arcigay napoletana.

Falcomatà, un sindaco “autoritario”

Poco dopo, don Patriciello ha preso posizione sulla controversia intorno ai manifesti di Pro Vita & Famiglia. Ha quindi preso le distanze dalla “censura” del sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà. L’amministrazione reggina non aveva gradito i manifesti della campagna di Pro Vita & Famiglia, il cui slogan era: “Il corpo di mio figlio non è il mio corpo. Sopprimerlo non è la mia scelta. Stop aborto”.

Il parroco di Caivano ha smascherato la contraddizione in cui è caduto il sindaco Falcomatà. “Se mai manifesto fu più sereno e rispettoso delle opinioni altrui è proprio quello che il sindaco ha oscurato a spese dei cittadini – ha scritto don Maurizio su Avvenire –. Senza rendersi conto – almeno così ci piace sperare – che così facendo sta mettendo il bavaglio a quelle minoranze di cui tutti ci facciamo paladini. Senza rendersi conto di andare – lui, sì – contro la legge 194, la quale, ben sapendo che ogni aborto, oltre alla eliminazione del feto, è un trauma per la donna che vi ricorre”.

Di seguito, intervistato da Pro Vita & Famiglia, il sacerdote ha definito “autoritaria” l’iniziativa della giunta reggina. Prendendo atto che l’aborto comporta una “ferita aperta” per la donna che lo pratica, don Patriciello ha lasciato intendere la vera soluzione è un’altra. “Che ci sia un manifesto che indichi alle persone un’altra strada da percorrere, alternativa alla sofferenza, ma poi così sereno, come il manifesto proposto, con una ragazza con un bel volto sorridente, non capisco proprio chi possa aver offeso”, ha commentato.

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L’aborto non diventi mai “un’abitudine”

Don Maurizio ha quindi portato alla luce il proprio vissuto personale: “Mia mamma, nonostante tutti i figli che aveva, nonostante l’età avanzata, nonostante le condizioni economiche che non erano delle migliori, non mi ha abortito”. Non ha senso, ha aggiunto, “rifugiarsi nelle leggi”, perché non sono mancate, durante la storia, “leggi di cui ci siamo vergognati dopo”, come quelle naziste.

Avendo conosciuto molte donne pentite del loro aborto, il parroco di Caivano ha affermato che, proprio per questo, l’aborto non potrà mai diventare “un’abitudine”, né “qualcosa di normale”.

Altro argomento per essere contrari all’aborto, secondo don Patriciello, è l’“inverno demografico” che il nostro paese sta vivendo. “Al di là dell’essere credenti o no, che nasca un bambino, bisogna essere contenti per la mamma che l’ha aiutato a farlo nascere”, ha detto a conclusione dell’intervista.

Luca Marcolivio

 

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