L’avvicinarsi delle festività, porta necessariamente con se un senso di malinconia, per le persone che vorremmo avere accanto e che invece ci hanno già lasciato.
E l’atmosfera del Natale, che rievoca scenari di serenità, non può farci dimenticare che l’umanità piange per la violenza dilagante, per le morti assurde che avrebbero potuto evitarsi e che, in realtà, sono solo frutto di un odio immotivato e di tanta ignoranza.
Nonostante sia tragico ricordarsene proprio a Natale, è quanto meno necessario non dimenticare mai che il Bambino Gesù non nasce nel cuore di tutti e che la speranza di un mondo migliore, in cui la fratellanza fa da padrone, è ancora lontana dal realizzarsi.
Così, anche l’albero di Natale e il presepe, che quest’anno sono stati allestiti nella piazza inferiore della Basilica di San Francesco d’Assisi, hanno una triste denotazione: sono stati creati per commemorare gli operatori pastorali e i sacerdoti trucidati, per aver professato la loro fede in Cristo.
La natività, dunque, è stata adagiata su 445 bossoli, corrispondenti al numero di persone, uomini e donne, uccisi per il nostro Credo, dal 2000 ad oggi.
La patria del presepe fa memoria, in questo modo, della dura realtà di un mondo crudele che non ha rispetto per la spiritualità altrui.
Accanto al presepe c’è anche l’albero di Natale, alto 15 metri, proveniente dal parco naturale dell’Aveto, in Liguria. E questa regione ha offerto anche l’olio per la lampada di San Francesco.
La celebrazione inaugurale è avvenuta l’8 Dicembre con l’intervento del Custode del Sacro Convento di Assisi, padre Mauro Gambetti, e alla presenza di molte autorità religiose e loro rappresentanze.
La giornata è proseguita con delle donazione alle famiglie più indigenti, mentre padre Enzo Fortunato, direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi, dichiarava: “Il presepe ci dice che ogni notte buia dell’uomo, la solitudine o la disperazione, la crisi o le difficoltà, la povertà o l’indigenza può essere illuminata e abitata dalla luce della pace. La stella cometa che ha guidato i Re Magi può rappresentare per ogni uomo smarrito una bussola, una stella polare per riprendere il cammino di oggi”.
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