Meglio pregare in silenzio o ad alta voce? La risposta è: meglio pregare!
Se qualcuno si stesse domandando, se sia più opportuno pregare ad alta voce o in silenzio, potrebbe cominciare a riflettere sul fatto che non esiste un pensiero, buono o cattivo che sia, di cui Dio non sia a conoscenza.
Il Salmo 139 dice: “Signore, tu mi scruti e mi conosci, tu conosci quando mi siedo e quando mi alzo, intendi da lontano i miei pensieri, osservi il mio cammino e il mio riposo,
ti sono note tutte le mie vie. La mia parola non è ancora sulla lingua
ed ecco, Signore, già la conosci tutta” e questo chiarisce bene le idee.
Dunque, la preghiera fatta in solitudine o comunitariamente, in silenzio o ad alta voce, ha sempre la stessa valenza e richiama, in ogni modo, l’attenzione del Signore.
Tutto sta nel sapere scegliere, a seconda della circostanza, dello stato d’animo, delle persone che sono con noi, quale sia la modalità più idonea, ad esprimere il nostro pensiero, la nostra richiesta o il nostro ringraziamento a Dio.
Questo, però, non ci autorizza minimamente a trattenerci dall’esprimere la nostra fede in Dio, davanti agli altri, per timore o per imbarazzo.
E’ fondamentale, invece, ricordare di “non cessate mai di pregare; in ogni cosa rendete grazie, poiché tale è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi. Non spegnete lo Spirito; non disprezzate le profezie; ma esaminate ogni cosa e ritenete il bene; astenetevi da ogni specie di male”, come si dice in 1 Tessalonicesi 5, 17-22.
E’ importante che la preghiera sia costante, incessante, perché si crei un dialogo continuo con il Signore Dio, che ci renda consapevoli della sua presenza, in ogni situazione, progetto, timore o preoccupazione.
In merito alla preghiera fatta ad alta voce, poi, (definita “preghiera vocale”), nelle celebrazioni, come nelle preghiere comunitarie, ad esempio, ecco cosa dice il Catechismo della Chiesa Cattolica: “La preghiera vocale è una componente indispensabile della vita cristiana. Ai discepoli attratti dalla preghiera silenziosa del Maestro, questi insegna una preghiera vocale: il “Padre nostro”. Gesù non ha pregato soltanto con le preghiere liturgiche della sinagoga; i Vangeli ce lo presentano mentre esprime ad alta voce la sua preghiera personale, dalla esultante benedizione del Padre, fino all’angoscia del Getsemani”.
San Tommaso d’Aquino dava ben 3 motivi, per incoraggiarsi a pregare ad alta voce: “Primo, per stimolare la devozione interiore, con la quale la mente di chi prega si eleva a Dio. Questo perché la mente umana, mediante segni esterni, di parole o di gesti, viene predisposta alla conoscenza e quindi a dei sentimenti”.
“Secondo, alla preghiera si può aggiungere la parola quasi per soddisfare il nostro debito e cioè a far sì che l’uomo serva al Signore con tutto quello che da Dio ha ricevuto e quindi non solo con lo spirito, ma anche col corpo”.
Terzo, alla preghiera si può aggiungere la parola, per la ridondanza dell’anima sul corpo”.
Antonella Sanicanti
Resta aperta una ferita dolorosa per tante famiglie di Napoli. A Poggioreale, a quattro anni…
Madre di San Gregorio Magno e donna di profonda fede, Santa Silvia seppe trasformare la…
Iniziamo questa giornata affidandoci al nostro Angelo Custode, presenza amorevole che Dio ha posto al…
Nel commento al Vangelo di oggi, don Luigi Maria Epicoco riflette sulla parabola del grande…
Ci sono momenti in cui il cuore ha bisogno di ritrovare la pace, è proprio…
Nei primi otto giorni di novembre la Chiesa offre ai fedeli la possibilità di ottenere…