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Precariato ed instabilità politica spaventano gli italiani, il futuro? Solo Dio lo conosce

Se andate in giro a chiedere a chiunque quali siano le sue più grandi preoccupazioni, questo vi risponderà che il timore principale riguarda il suo futuro. Il motivo di questa affermazione è lampante agli occhi di tutti: oggi come oggi in Italia non vi è certezza di avere un occupazione per tutta la vita, questo comporta che prendere una scelta in prospettiva espone ad un rischio economico, il che mette paura a tutti sia a quelli che decidono di correre il rischio che a coloro che questo rischio decidono di non correrlo.

Il precariato è un problema reale, una condizione oggettiva a cui i governi degli ultimi anni non sono riusciti a dare alcuna risposta (l’illusorio jobs act non era altro che una coperta messa a tappare una falla), fatto che acuisce il timore nei confronti del futuro e la sfiducia nei confronti della classe politica e del governo. Ma il precariato, o peggio la disoccupazione, non influisce solo nella sfera lavorativa, ma anche e sopratutto su quella personale: un ragazzo che non ha basi, rinuncia ai propri progetti personali e decide di non costituire una famiglia.

Per ovviare ad una simile incertezza i giovani intraprendono due strade: la fuga all’estero o il prolungamento della permanenza nella casa natia. In una simile situazione c’è ancora spazio per la speranza? Se a livello politico la speranza da sola non basta a cambiare le cose, a livello personale può aiutare quanto meno a migliorare la qualità della vita. Struggersi sui problemi al punto da entrare in una spirale depressiva in cui nulla ha più significato significa chiudersi la strada al cambiamento o al punto di svolta.

Per non perdere la speranza è assolutamente utile rifugiarsi nella preghiera e nelle sacre scritture. Nel Vangelo secondo Matteo, ad esempio, si legge: “Solo Dio conosce il nostro futuro. Mi fido di Lui”. Nello stesso viene riportata una frase di Gesù Cristo che è attuale come e forse più di quanto lo fosse allora: “Non preoccupatevi troppo dicendo: ‘Cosa mangeremo? Che cosa berremo? Come ci vestiremo?’. Sono quelli che non conoscono Dio, che cercano sempre tutte queste cose. Il Padre nostro che è nei Cieli sa che avete bisogno di tutte queste cose. Voi cercate il Regno di Dio e fate la sua volontà e tutto il resto Dio ve lo darà in sovrappiù. Perciò non preoccupatevi troppo per il domani. Ad ogni giorno basta la sua pena”.

La speranza d’altronde è una delle tre virtù cardinali insieme alla carità ed alla fede, senza una di queste il fedele brancola nel buio alla ricerca di una guida. La speranza, infatti, ha una funzione salvifica e permette l’esistenza della fede autentica, allo stesso modo la fede infonde la speranza di una vita eterna, senza queste virtù complementari non potrebbe esistere nemmeno la carità che è frutto di una vita vissuta secondo i dettami della fede. Tale concetto è stato espresso da Papa emerito Benedetto XVI nella ‘Spe Salvi’, in questa il pontefice scrive: “Solo quando il futuro è realtà positiva, diventa vivibile anche il presente… Chi ha speranza vive diversamente, gli è donata una vita nuova”.

Questo breve excursus sulla dottrina cattolica serve a comprendere come un atteggiamento positivo nei confronti della vita aiuti ad affrontare le difficoltà con uno spirito diverso. Chi è forte nella fede ha la speranza che Dio lo conduca verso un cammino, quindi non dispera nel momento di tribolazione, ma si impegna per sopravvivere e superarlo.

Luca Scapatello

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Luca Scapatello

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