Potenti Preghiere contro le calamità

Iwanuma, norte do Japão. 11/03/2011. Foto: Kyodo News/AP

O Dio creatore,

noi crediamo che tu sei nostro Padre

e che ci vuoi bene

anche se la terra trema

e le nostre famiglie sono state sconvolte 

dall’angoscia

Non lasciarci soli nel momento della sventura.

Apri il cuore di molti nostri fratelli

alla generosità e all’aiuto.

A noi dona la forza e il coraggio

necessari per la ricostruzione

e l’amore per non abbandonare

chi è rimasto senza nessuno.

Così, liberati dal pericolo

e iniziata una vita nuova,

canteremo la tua lode.

In tempo di pubbliche calamità

O Gesù, Dio di pace, gettate uno sguardo di misericordia

su questa terra infelice; mirate quante lacrime si versano

nelle famiglie anche più innocenti.

Se avete scritto nei vostri decreti questo dolore,

ricordatevi che siamo figli, che per questo vi fermaste

in mezzo a noi sull’altare.

Pronunciate, o Signore, un’altra volta quella parola potente

che nel furore della tempesta fece tacere i venti,

ricompose le onde agitate, rese tranquillo e sereno il cielo.

Allora vedremo rifiorire questa terra e, mossi da viva gratitudine,

verremo al vostro altare per ringraziarvi con fede più viva,

più sicura speranza ed amore più riconoscente.

In tempo di tribolazioni

Vergine Santa, conforto degli afflitti e madre di consolazione,

a voi gridiamo dal fondo delle nostre tribolazioni:

Abbiate pietà di noi poveri infelici, che a voi la domandiamo.

O Maria, questo è il momento di mostrare, come è giusto il nome,

con cui vi invochiamo nostra madre.

Dimenticaste voi quelle ultime parole del vostro Gesù dalla Croce,

quella voce moribonda, quegli estremi sospiri,

coi quali a voi ci consegnava come figli?

O cara Madre udite il gemito di noi poveri peccatori sì,

ma figli vostri. Se voi non ci consolate,

a chi potremo noi domandare soccorso?

Deh voi dunque parlate di noi al vostro Gesù con quell’amore

che sempre lo vince.

Nel vostro seno deponiamo le nostre lacrime:

da voi aspettiamo la nostra consolazione;

e quando pure sapessimo che voi ce la negaste,

ancora rimarremo ai vostri piedi gridando:

Madre, consolateci, che siamo vostri figli.