Il Popolo della Famiglia: un partito esordiente

Ecco un accenno del programma del Popolo della Famiglia
Famiglia

Un nuovo partito da speranze alla famiglia italiana: “Metteremo sul tavolo l’abrogazione della legge Cirinnà, della legge sul testamento biologico, la revisione integrale del Jobs act; dall’altra, abbiamo studiato tre coperture per finanziare la madre di tutte le nostre proposte: il reddito di maternità, 1.000 euro al mese per le mamme italiane che decidono liberamente di dedicarsi ai figli. Perché la famiglia deve tornare al centro, come impresa domestica e pubblica”.

Si chiama Popolo della Famiglia, il partito di Gianfranco Amato, che porta avanti questo programma.
Il gruppo riassume tutti i temi espressi durante il Family Day, proponendosi di non tradire le aspettative degli elettori, che anelano ad avere più attenzione, come persone, anziché come dati statistici, da trattare, secondo medie aritmetiche.
In merito alla forza lavoro, tanto bistrattata e umiliata in Italia, mortificata da burocrazia e tasse esasperanti, il leader dice: “Il Jobs act va rivisto integralmente. Vede, per noi il vero profitto è il capitale umano, la dignità del lavoratore, l’economia per l’uomo e non l’uomo per l’economia. La flessibilità non vuol dire precarietà”.

Ed è davvero quello di cui avremo bisogno, che si tornasse, cioè, all’uomo e alla sua dignità, così come al nucleo centrale della società, ossia la famiglia integra e tradizionale, per mettere da parte ogni profitto facile e quella corsa al consumismo che avvelena la storia odierna.
Un altro argomento molto discusso è quello dell’accoglienza degli immigrati e la loro integrazione, nel tessuto sociale italiano, di cultura nettamente diversa: “Il tema vero è rimodulare le politiche di integrazione, di gestione dei flussi migratori con la salvaguardia delle identità storiche, culturali, nazionali e della stessa identità europea, ricordando che la Ue ha preferito ignorare le radici cristiane nel preambolo della sua Costituzione, partendo unicamente dalle radici illuministe, tagliando e cassando millenni di storia”.

Noi siamo un popolo che segue Cristo, che ospita il Vaticano. Bisognerebbe -semplice a dirsi, ma è bene che, per lo meno, lo si dica- stare attenti a separare due termini, che spesso vengono confusi, forse per lasciare il popolo nel dubbio: accoglienza e cittadinanza.
Questa distinzione ci permetterebbe di essere solidali, senza perdere la nostra identità nazionale, in favore di una globalizzazione promiscua e utile ai più.
“Fare gli interessi italiani vuol dire tre cose: governo autorevole, non figlio delle caste economiche, finanziarie, bancarie europee; recupero della sovranità monetaria (le due monete); tutela del made in Italy, del lavoro, del prodotto e del marchio italiano. Noi, ad esempio, proponiamo l’etichetta Total made in Italy”.

Ma non è tutto. C’è qualcosa che merita più attenzione di tutto il resto: “Noi mettiamo al centro la famiglia (…). Puntare sulla famiglia vuol dire rimettere in moto l’economia. In famiglia si vivono quei valori che noi vogliamo affermare nella società: vita, sicurezza, protezione, accoglienza, sussidiarietà, solidarietà”.
Quelli del Popolo della Famiglia pare non abbiamo proprio dimenticato nulla, rispetto ai lavori che ogni italiano desidererebbe fossero soddisfatti e tramandati alle nuove generazioni.

Ora bisogna vedere se le altre forze politiche in campo lasceranno spazio a questi ottimi propositi o, come spesso accade, riporranno le loro energie nel mero interesse personale.
Il programma del Popolo della Famiglia parla anche dello scottante tema della sanità:
“Il servizio ai cittadini non solo non è adeguato, ma anche insufficiente. Ispirandoci alla dottrina sociale della Chiesa, noi riteniamo che la sanità, come la salute, siano diritti fondamentali della persona e debbano sfuggire a logiche meramente economiche. Devono obbligatoriamente rientrare nella sfera pubblica, che poi è l’organizzazione istituzionale del bene comune. Gli ospedali non sono aziende”.
E dunque le persone, specie se affette da rare malattie, devono trovare in essi le adeguate strutture , per sentirsi accolti e contrastare il male.

Antonella Sanicanti