Platinette contro Fedez: il Ddl Zan è una “legge da Germania dell’est”

Il duro attacco del noto personaggio pubblico a quanto previsto nel Ddl Zan, che smonta clamorosamente le tesi di cui si è parlato molto in queste ultime ore. 

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In questi giorni si è infatti parlato molto del Ddl Zan in merito al “caso Fedez”, fingendo che siano tutti a favore del provvedimento. Non è così. 

Nel dibattito, da ultimo, è intervenuto Mauro Coruzzi, in arte Platinette, e le sue parole non sono affatto edulcorate verso Fedez e tutti i numerosi vip, cantanti e influencer che nelle ultime settimane si sono spesi a favore di questo provvedimento. Il dubbio di molti, infatti, è che forse il provvedimento non lo conoscano realmente, oppure che ci siano poderosi interessi economici che li spingano a prendere tali posizioni.

Il duro attacco di Platinette a Fedez e al Ddl Zan

Intervistato da Famiglia Cristiana sulla polemica tra la Rai e Fedez, Platinette non c’è affatto andato per il sottile. “Spifferare le telefonate private sui social non mi sembra un atteggiamento corretto. Forse il suo obiettivo è restare sempre al centro dell’ attenzione e utilizza i media per questo”, è intanto il primo rilievo del conduttore radiofonico e televisivo.

Molti in queste ore hanno infatti avanzato l’idea che da parte di Fedez ci sia stato in realtà un attacco ben premeditato e organizzato di natura squisitamente politica, con personaggi legati a partiti e giornali che abbiano caldamente spinto il cantante a comportarsi come poi avvenuto, addirittura scrivendogli le parole del testo che poi, in diretta televisiva, ha letto.

Fedez e la Rai? Una messa in scena con ben altri obiettivi

Insomma, una messa in scena che ha ben altri obiettivi che “difendere i deboli”. Insomma, niente a che fare con l’omofobia, ma con giochi di potere e interessi economici. Non a caso, infatti, chi si oppone al Ddl Zan perché fermamente contrario su molti aspetti della legge, come l’introduzione dell’astratta “identità di genere” o all’educazione gender nelle scuole, anche elementari, non ha nulla a che vedere con “l’omofobia”.

I temi sono ben altri, ma si punta in ogni modo a nasconderli. “Ora mi chiamano omosessuale, omofobo, ma non m’importa molto”, dice lo stesso Platinette, che figurarsi se possa ritenersi tale, lui che da sempre si presenta in pubblico vestito da donna nonostante sia un uomo.

Platinette sul Ddl Zan: “Non mi piace per niente”. Cosa lo inorridisce

Sul Ddl Zan Platinette è categorico. Il giornalista chiede se gli piace, lui risponde: “Per niente. La mia indole non è quella di fare il bastian contrario a tutti i costi ma di ragionare sulle questioni in maniera serena. M’inorridisce il fatto che siccome uno è omosessuale debba pensare in un certo modo e dire certe cose. Per me questo è sessismo e razzismo al contrario”.

Del Ddl Zan, spiega Coruzzi, “non mi piace l’ arroganza con la quale si tenta di imporre a tutti ciò che è ovvio e che tutte le persone ragionevoli e razionali sanno, cioè che non devono esserci discriminazioni o aggressioni di nessun tipo sulla base dell’ orientamento sessuale. Poi rivendico il diritto di dire che l’utero in affitto è una pratica aberrante, con i figli ridotti a un prodotto che si ordina e poi si ritira dopo nove mesi. È una violenza inaudita sulle donne ridotte a fare figli per conto terzi e non basta dire che ci sono alcune che scelgono di farsi pagare perché magari sono persone povere e quindi costrette a fare questo. In ogni caso, posso avere la libertà di dire che è una pratica abominevole? Molte donne lesbiche che fanno parte della comunità Lgbt si sono ribellate all’ utero in affitto perché la considerano qualcosa di violento e maschilista”.

Tutti i rischi previsti nel Ddl Zan: identità di genere, scuole, libertà

Chi è contrario a questo disegno di legge lo afferma da tempo. Parlando di identità di genere e di discriminazioni in una legge e in questa maniera così fumosa e arbitraria non si fa altro che aprire la strada a percorsi abominevoli come l’utero in affitto o la transizione di genere ai minori. Insomma, per i campioni del progresso sarebbe discriminante dire che acquistare un figlio da una donna residente in un Paese povero, visto che in Italia la pratica è illegale, è un abominio?

Pensare che un bimbo che non possa avere patente, diritto di voto, che sotto una certa età non può nemmeno stare troppo tempo in casa da solo, possa decidere “liberamente” di operare un cambio di sesso con pesantissimi interventi ormonali, chirurgici e farmacologici è senza dubbio un abominio: lo si può dire?

“Io non sono la comunità Lgbt ma una persona che tenta di ragionare”

Interventi che, inoltre, sono poi anche costosissimi, a sottolineare che dietro questioni di un certo tipo ci sono sempre anche importanti interessi economici, altrimenti non interesserebbe a molti. Dire cose di questo tipo già oggi causa attacchi feroci, anche personali, dalla comunità lgbt, e Platinette tutto questo lo sa bene.

“Io non sono la comunità Lgbt ma una persona che tenta di ragionare con la propria testa. La comunità rischia di diventare una specie di prigionia. Se uno ha un’ inclinazione omosessuale deve appartenere per forza a un gruppo? Io ho partecipato con la mia band musicale composta tutta da donne a diversi gay pride ma ho sempre sentito una forma di chiusura da quel mondo come se gli omosessuali dovessero essere tutti di una parte politica rispetto a un’ altra o comunque con un’ etichetta precisa addosso. Non mi piace tutto questo, io sono e sarò sempre un difensore delle libertà individuali anche di quelle che non vanno a braccetto con l’ Arcigay o altre associazioni. Per le mie posizioni ho ricevuto grande sostegno e solidarietà da parte delle donne e questo mi fa molto piacere”.

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A chi rimprovera a Platinette che il Ddl Zan difenderebbe i gay dalle discriminazioni, lui che nella vita di attacchi pesanti ne ha subiti parecchi, risponde: “Non sono d’ accordo. La legge non risolve questi problemi perché tutte le norme possono punire ma non educare. Per le aggressioni esiste già il codice penale mentre se vogliamo considerare offensivo e persino reato l’ utilizzo di un linguaggio anche dissacratorio o imporre come diktat ad esempio la dicitura “genitore 1” o “genitore 2”, ecco tutto questo mi fa paura. Sono leggi liberticide, da Germania dell’ Est”.

Giovanni Bernardi

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