Percorrono migliaia di chilometri per adorare Gesù ma non sono i Re Magi

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Alcune storie hanno davvero dell’incredibile, ci sono battezzati che vogliono essere sbattezzati, ci sono credenti che si avvicinano ai sacramenti con sufficienza, con indifferenza, ci sono quelli che hanno la porta santa a pochi metri da casa e non se ne curano, e poi ci sono cristiani che danno la loro vita ogni giorno per amore di Gesù e per difendere la loro fede. Ogni 5 minuti nel Mondo, viene ucciso un cristiano a ragione del suo credo, c’è chi pure rischia la vita affrontando lunghi viaggi e costi esorbitanti per ricevere il battesimo come nel caso che stiamo per raccontarvi.

Mi telefona una tassista. “Ci sono con me tre musulmani che si vogliono battezzare, come possono fare?”.
Parlo con loro in inglese e comincio a spiegare che la Chiesa non battezza in breve tempo, proprio per rispetto della maturazione delle persone e per rispetto dell’Islam. Propongo di iniziare una catechesi via skype con qualche persona che parli la loro lingua per giungere al Battesimo, se confermeranno il loro desiderio, tra uno o due anni.
Il padre – sono una giovane coppia con un figlio adolescente – mi risponde: “Padre, ma noi siamo venuti qui solo per questo. Abbiamo speso tantissimo denaro per venire a Roma. Se iniziassimo a parlare con un prete nel nostro paese e le autorità capissero che ci stiamo convertendo, potremmo essere uccisi. Noi torniamo nel nostro paese fra quattro giorni, desideriamo essere battezzati prima di partire, siamo venuti qui a Roma solo per questo, non siamo venuti per lavoro o per turismo” – vengono da un paese dove la legge coranica è applicata in maniera molto rigida.
Ci incontriamo, la loro commozione è grande. Dopo un giorno di dialogo e attesa, il vescovo concede che siano battezzati.
Riceveranno il Battesimo, la Confermazione e la Comunione, che sarà probabilmente l’unica per molti anni, finché torneranno in un luogo dove si celebri l’Eucarestia e dove possano non essere riconosciuti. Nel frattempo continueranno a riunirsi nelle case, come già fanno, con un piccolo gruppo di cristiani orientali che lo sono da generazioni.
Il figlio mi spiega che nei loro percorsi scolastici non si studia nulla della storia del loro paese, che ha tradizioni antichissime e nobilissime, prima dell’arrivo dell’Islam. Non si studia nulla dell’uomo primitivo, nulla della Grecia, nulla di Darwin, di Marx e di Freud, nulla dei Vangeli e del cristianesimo, se non che Gesù non è morto in croce e che la crocifissione è una falsificazione dei cristiani, perché Gesù non sarebbe morto in croce, ma sarebbe asceso in corpo e anima presso Dio.
Pur essendo la lingua del paese un’altra, si inizia lo studio dell’arabo fin dalla prima elementare. La censura proibisce l’accesso a molti siti Internet non islamici, ma con opportune apparecchiature molti evadono il blocco, anche se i collegamenti divengono lentissimi.
L’80% della popolazione vorrebbe libertà – la donna ha tatuato sul braccio la parola “libertà”, ma nel suo paese porta lunghe maniche che impediscono di vedere anche l’avambraccio. Solo il 10% vuole mantenere il paese nella condizione in cui si trova, ma quel 10% è al potere e la paura impedisce a tutti di opporre una qualche resistenza.
Vengono battezzati, indossano le vesti bianche, ricevono la luce di Cristo.
C’è grande commozione in parrocchia quando vengono battezzati, scendono le lacrime al momento del Battesimo e quando tanti, alla fine della Messa, vengono ad abbracciarli.
C’è chi non si accorge nemmeno di cosa significhi avere la possibilità di ricevere l’eucarestia ogni domenica e c’è chi viene da lontano solo per riceverla un giorno nella vita, insieme alla grazia del Battesimo.

(FermentiCattoliciVivi, 20/11/2015)