Perchè questo non ce lo dice nessuno, la povertà è in forte aumento

In Italia un bambino su tre è a rischio povertà ed emarginazione sociale, questo è quello che emerge da uno studio di Save the Children (Atlante sull’infanzia). Se il problema è maggiormente rilevante al sud dove una famiglia su dieci non si può permettere ne cibo ne riscaldamento, la situazione non è troppo differente al nord dove 253.000 famiglie soffrono di fame e di stenti.

 

Ma se gli studi sono consultabili da tutti, amministrazioni comprese, perché si facesse luce su questa problematica c’è stato bisogno che una ragazzina di Udine si sentisse male durante un ora di lezione e svenisse di fronte all’intera classe. All’arrivo dei soccorsi è stato chiaro che la piccola aveva bisogno di essere riscaldata e di essere nutrita, solo dopo lo svenimento si è venuto a sapere che non mangiava da 48 ore e che giornalmente era costretta a lavarsi con l’acqua gelida, nonostante le temperature rigide del Friuli.

 

Il caso ha suscitato un clamore tale da fare sorgere domande sugli strumenti d’assistenza della regione, il dirigente scolastico della scuola media assicura che nessuno all’interno dell’Istituto era a conoscenza della situazione familiare della ragazza, anche perché nei casi noti, il dirigente sottolinea che sono molti ed in continuo aumento, si cerca di dare una mano: “Non è la prima volta che capita: di bambini che vivono senza riscaldamento o senza un piatto caldo, o non hanno i soldi per pagare i buoni pasto della mensa ce ne sono anche a Udine, e non solo qualcuno, solo che queste situazioni non vengono quasi mai denunciate”.

 

Per i docenti ed i dirigenti scolastici, quindi, il lavoro è duro, non sempre infatti si trova la chiave giusta per far confidare questi bambini, come nel caso di questa ragazzina. Al dirigente scolastico fa eco il Preside della Scuola, che al ‘Messaggero Veneto’ spiega che nei casi conclamati  si prova a dare una mano, magari fornendo un pasto gratuito in mensa, il problema, aggiunge il Preside, è che anche le famiglie faticano a confessare le proprie necessità per un senso di pudore e vergogna. Infine questo aggiunge che nei prossimi anni potrebbe essere utile fare una campagna informativa che aggiorni le famiglie sulle associazioni a cui rivolgersi: “Servirebbe una lista degli uffici e delle soluzioni alle quali ci si può rivolgere per richiedere cibo, indumenti o aiuti, così da agevolare anche le persone che non sono a conoscenza di queste possibilità”.

 

Persino il sindaco del comune friulano si è espresso su questa grave situazione ed ha spiegato che non è giunta nessuna segnalazione, ma anche che conoscendo la difficoltà in cui versano alcune famiglie e come il pasto in mensa sia l’unico per molti minorenni solitamente non viene negato a nessuno nemmeno se ci sono ritardi nei pagamenti.