Perché la Chiesa dovrebbe accettare dei genitori surrogati, tanto più se si avvalgono dell’utero in affitto

 

Il caso è attualissimo e, ben presto, molte parrocchie si troveranno ad affrontarlo, anche in Italia.

Nella parrocchia della Santissima Trinità di Roma, tempo addietro, si parlava, infatti, della storia di due uomini sposatisi in Canada, che avevano affittato un utero, per diventare genitori di ben tre bambini.

La notizia era accompagnata da diversi dettagli sulla vita quotidiana della coppia e, riportata dal bollettino della parrocchia, chiedeva di adeguare le azioni pastorali, al fine accettare quel “nuovo genere di famiglia”, tanto più che i due gay si dicono cristiani.

Il rischio, nel non farlo, sarebbe stata un’accusa (tanto di moda al mondo d’oggi) di discriminazione sessuale.

I due papà raccontarono di aver detto, poi, ai bambini la verità.

Ci sarebbe da verificare, però, se abbiano anche dato qualche notizia sul costo economico e morale di una procreazione medicalmente assistita, fatta con l’ovocita di una donatrice anonima, impiantato, poi, nell’utero di una seconda donna, che ha partorito i bambini! “Mi sono sempre sentita complice dei vostri bambini, voi me li avete affidati, io li ho custoditi per 9 mesi e ora che sono nati li riaffido alla vostra cura genitoriale.”.

Quel bollettino sembrava chiedere, in poche parole e non troppo velatamente, una sospensione del giudizio sugli atti omosessuali e sulla “cosificazione” di donne e bambini, che -ricordiamolo- almeno in Italia, è reato.

Come spiegare che la posizione del cristiano non ha nulla a che vedere con l’omofobia?

Dicono, infatti, di noi: “Nel mondo cattolico, purtroppo, soprattutto in alcune frange, c’è ancora tanta lotta ideologica sul tema dell’omosessualità e delle famiglie omosessuali. C’è chi, ancora non smentito ufficialmente dalla gerarchia, propone teorie riparative per curare l’omosessualità. Chi tuona contro i diritti per le coppie gay, chi ci definisce come opera del demonio. Insomma, un grande guazzabuglio.”. I documenti ufficiali, come la lettera ai vescovi sulla cura pastorale delle persone omosessuali del 1986 e il catechismo che ad essa si ispira per questi temi, fanno riferimento a noi parlando di oggettivo disordine delle tendenze omosessuali e ad un comportamento intrinsecamente cattivo in ambito relazionale, senza operare distinzioni e casistiche. Queste parole sono terribili e senza appello.”. “(La Chiesa) deve comprendere che deve avere braccia così larghe da abbracciare ogni persona e dare a ognuno nutrimento spirituale e prospettiva di crescita personalizzati.”.

Si parla di una nuova eresia, la omoeresia, e si cerca di trovare un motivo perché la chiesa debba accettare dei genitori surrogati, che in alcun modo potrebbero arrivare alla procreazione, se non con mezzi mercenari.

Si cerca di giustificare l’annullamento del ruolo della donna, unica detentrice del ruolo di partoriente e madre.

Molte parrocchie si fanno ingenuamente portatrici di un messaggio che vorrebbe far passare per buono tutto ciò, senza preoccuparsi piuttosto dei bambini in questione (che non avranno mai una madre e nemmeno conosceranno chi li ha realmente partoriti) o del rispetto alla donna (loro madre biologica) che è stata invece usata, non certo secondo principi caritatevoli.

Pare proprio che si miri a creare dibattito e a coniare delle regole nuove per sostituire quelle esistenti, anche cristiane, se non calzano a pennello con la visione della vita e i propri umani progetti.

La confusione regna sovrana, in vari ambienti e in tante discussioni senza fine.

Dario De Gregorio e Andrea Rubera, i nomi dei due papà a cui la stria si riferisce, erano già noti a tutti, tra l’altro, perché furono civilmente uniti in matrimonio dal sindaco di Roma, Marino. De Gregorio poi si è fatto ricordare per una definizione non troppo felice: La donna non è altro che un concetto antropologico.”.

Arduo entrare nel merito di questi dibattiti, anche se si ha una precisa idea su come i fatti dovrebbero andare, ma una cosa si può rispondere al signor De Gregorio: fino all’ottava settimana di gravidanza, tutti gli embrioni sono potenzialmente femminili. Solo al verificarsi di certe circostanze, i cromosomi XX si tramutano in XY, generando un maschietto. Tutto questo avviene nel grembo materno, in nessun altro posto.

Altro che “concetto antropologico”, la donna è un concetto divino e non fa nessuno sforzo per essere tale. Possiamo affermarlo secondo prova scientifica, che mostra la meticolosità con cui il Creatore ci ha pensati. De Gregorio dovrebbe saperlo bene, dal momento che si definisce un cristiano.