Perchè dobbiamo festeggiare i nostri Santi.

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(Prefazio dei santi I).

È veramente cosa buona e giusta, Signore, … Nella festosa assemblea dei santi risplende la tua gloria

e il loro trionfo celebra i doni della tua misericordia. Nella loro vita ci offri un esempio,

nell’intercessione un aiuto, nella comunione di grazia un vincolo di amore fraterno.

Confortati dalla loro testimonianza, affrontiamo il buon combattimento della fede,

per condividere al di là della morte la stessa corona di gloria. Per questo, uniti agli angeli e agli arcangeli e a tutti i santi del cielo, cantiamo senza fine l’inno della tua gloria

Da tempo gli scienziati mandano segnali nel cosmo in attesa di risposte da parte di esseri intelligenti esistenti in qualche pianeta sperduto. La Chiesa da sempre intrattiene un dialogo con abitanti di un altro mondo, i santi. Questo è ciò che proclamiamo dicendo: “Credo nella comunione dei santi”. Se anche esistessero abitanti al di fuori del sistema solare, la comunicazione con essi sarebbe impossibile perché tra la domanda e la risposta dovrebbero passare milioni di anni. Qui invece la risposta è immediata perché c’è un centro di comunicazione e di incontro comune che è il Cristo risorto.

Forse anche per il momento dell’anno in cui cade, la festa di Tutti i santi, ha qualcosa di particolare che spiega la sua popolarità e le numerose tradizioni ad essa legate in alcuni settori della cristianità.

Il motivo è in ciò che dice Giovanni nella seconda lettura. In questa vita, “noi siamo figli di Dio, ma ciò che saremo ancora non appare”; siamo come l’embrione nel senso della madre che anela a nascere. I santi sono quelli che sono “nati” (la liturgia chiama “giorno natalizio”, dies natalis, il giorno della loro morte); contemplarli è contemplare il nostro destino. Mentre intorno a noi la natura si spoglia e cadono le foglie, la festa di Tutti i santi ci invita a guardare in alto; ci ricorda che non siamo destinati a marcire in terra per sempre come le foglie.

Il brano evangelico che si legge nella Festa di Tutti i Santi è quello delle Beatitudini. Una beatitudine in particolare ha ispirato la scelta del brano: “Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia perché saranno saziati”. I santi sono coloro che hanno avuto fame e sete di giustizia, cioè, nel linguaggio biblico, di santità. Non si sono rassegnati alla mediocrità, non si sono accontentati delle mezze misure.

Ci aiuta a capire chi sono i santi la prima lettura della festa. Essi sono “coloro che hanno lavato le loro vesti nel sangue dell’Agnello”. La santità si riceve da Cristo; non è di produzione propria. Nell’Antico Testamento essere santi voleva dire “essere separati” da tutto ciò che è impuro; nell’accezione cristiana vuol dire piuttosto il contrario e cioè “essere uniti”, s’intende a Cristo.

I santi, cioè i salvati, non sono soltanto quelli elencati nel calendario o nell’albo dei santi. Vi sono anche i “santi ignoti”: quelli che hanno rischiato la vita per i fratelli, i martiri della giustizia e della libertà, o del dovere; i “santi laici”, come li ha chiamati qualcuno. Senza saperlo anche le loro vesti sono state lavate nel sangue dell’Agnello, se hanno hanno vissuto secondo coscienza e hanno avuto a cuore il bene dei fratelli.

Una domanda viene spontanea: “Cosa fanno i santi in paradiso? La risposta è, anche qui, nella prima lettura: i salvati adorano, gettano le loro corone davanti al trono, gridano: “Lode, onore, benedizione, azione di grazia…”. Si realizza in essi la vera vocazione umana che è di essere “lode della gloria di Dio” (Ef 1,14). Il loro coro è guidato da Maria che in cielo continua il suo cantico di lode: “L’anima mia magnifica il Signore”. È in questa lode che i santi trovano la loro beatitudine ed esultanza: “Il mio spirito esulta in Dio”. L’uomo è ciò che ama e ciò che ammira. Amando e lodando Dio ci si immedesima con Dio, si partecipa della sua gloria e della sua stessa felicità.

Un giorno un santo, S. Simeone il Nuovo Teologo, ebbe una esperienza mistica di Dio così forte che esclamò tra sé: “Se il paradiso non è che questo, mi basta!”. Ma la voce di Cristo gli disse: “Sei ben meschino se ti accontenti di questo. La gioia che hai provato in confronto a quella del paradiso è come un cielo dipinto sulla carta rispetto al cielo vero”.

Nel santo si manifesta la vittoria di Cristo, e proclamare la santità di un credente significa celebrare le meraviglie che lo Spirito di Cristo ha operato in lui. La santità della persona è quindi sempre partecipazione alla santità di Cristo. “Nei vari generi di vita e nelle varie professioni un’unica santità è praticata da tutti coloro che sono mossi dallo Spirito di Dio” (Lumen Gentium 41); la tipologia della santità è unica, e in questo senso tutti i santi si assomigliano, tuttavia ogni santo è originale perché questa santità si è realizzata in una singolarità di vocazione e di carismi.
L’assemblea dei santi glorifica Dio per la sua grandezza e la sua misericordia. Più che la gloria dei santi, è Dio che viene celebrato. I meriti dei santi sono in realtà i doni di Dio che essi hanno saputo accogliere e fare propri. Con la nostra lode esaltiamo Dio, che in loro ha compiuto meraviglie.
I santi sono anche in relazione con noi, ma il punto di riferimento rimane sempre Dio, sorgente di ogni beneficio. Il Padre nella loro vita santa ci offre un esempio di vita da imitare, una comunione fraterna, un aiuto, perché essi pregano Dio per noi. Non c’è separazione tra noi e loro, la morte non ha spezzato i legami; la loro condizione conforta e protegge tutta la chiesa.
Nella nostra condizione terrena, non soltanto viviamo nella speranza, nella tensione verso il cielo, ma nella lotta siamo in corsa per ottenere la corona di gloria. I santi sono per noi testimoni e ci confortano nel combattimento. Loro che hanno percorso vittoriosamente la strada prima di noi, ci sostengono e ci proteggono; la certezza del traguardo tiene vivo il nostro (a volte faticoso) cammino quotidiano.
“Vi sono molti più santi di quanto abitualmente siamo inclini a immaginare. È vero, alcuni sono riconosciuti tali; ma tutti coloro che, sinceramente, si impegnano a vivere l’amore per il prossimo nella ricerca della volontà di Dio, sono di fatto santi anche se non canonizzati.

(Padre Raniero Cantalamessa)