Perché costruire Chiese votate alla freddezza ed alla bruttezza?

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Recentemente è stata inaugurata a Roma, Ponte nona, una Chiesa dedicata a Santa Teresa di Calcutta, un evento importante sia perché rappresenta un luogo di culto in una zona che ne era priva sia perché rende onore ad una delle Sante più importanti del nostro tempo. Ma se il giubilo per una nuova casa per il Signore è una logica conseguenza alla notizia dell’inaugurazione, lo è altrettanto il dispiacere per la bruttezza dell’edificio che è stato tirato su.

 

Proprio dall’osservazione delle linee architettoniche uno stimato giornalista si pone una domanda che può essere comune ad ogni fedele: Perché le Chiese di oggi sono votate alla freddezza ed alla bruttezza? Qualcuno potrebbe obiettare facendo notare come non sia importante l’edificio in se, una Chiesa consacrata è un luogo necessario alla comunità in qualsiasi forma  si presenti, e d’altronde l’estetica è una cosa effimera che poco si abbina con gli obbiettivi morali che il fedele deve raggiungere.

 

Seguendo questo ragionamento si potrebbe concludere che l’aspetto di una Chiesa sia poco importante, d’altronde in epoca romanica si utilizzavano appositamente edifici scarni e brutti esteticamente per fare passare il messaggio che la bellezza esteriore è superficiale ed effimera, che si voglia mandare un messaggio similare? La risposta all’interrogativo di cui sopra potrebbe essere questa, in un epoca di crisi economica, lo sfarzo potrebbe essere visto come una mancanza di rispetto per il comune mortale che stenta a pagare una bolletta a fine mese.

 

Eppure questa tesi tende ad essere debole, basterebbe non adornare pareti e colonne con finimenti d’oro ed affreschi di un certo tipo, oppure non utilizzare marmi pregiati per rispettare il desiderio di umiltà, inoltre il costo ridotto di un edificio non deve necessariamente comportare un disegno estetico che ricordi un grande magazzino. Se, dunque, risparmiare per la costruzione di una Chiesa può essere lodevole (nonostante la nostra storia architettonica ci abbia regalato edifici di rara bellezza ed imponenza) questo non comporta che la struttura classica con navate e tabernacolo in fondo ad illuminare la passione redentrice di Cristo non possa essere rispettata.

 

La sensazione è che si sia persa l’identità della Chiesa come casa del signore, come luogo dove trovare rifugio, che in un epoca in cui le omelie e la fede sono puro esercizio di stile retorico anche gli edifici abbiano perso l’originale imponenza e funzione. Oppure è solo questione di abitudine, d’altronde Dio dimora in ogni luogo e sebbene la bellezza sia una delle sue caratteristiche non è detto che si debba manifestare ad occhio nudo, può darsi che in un luogo più semplice e scarno il fedele riesca a trovare con più facilità Dio e comprendere che la cosa fondamentale è il messaggio e non come questo viene presentato.