Mai come in questi giorni si parla di sacerdoti che perdono la legittimità del loro magistero. Questo accade solitamente perché i sacerdoti in questione si marchiano di gravi colpe (come nel caso di Don Contin), ma può capitare anche su richiesta dello stesso qualora sentisse che la sua vocazione è per vari motivi svanita.
In casi come questo si parla di ridurre un sacerdote allo stato laicale, una pratica dottrinale che è meno semplice di quanto sembrerebbe. L’Ordine infatti è una sacramento, così come il Battesimo e la Cresima, ed in quanto tale non può essere revocato, perché si tratta di un’alleanza con Dio, allora com’è possibile che un sacerdote diventi laico?
Nel diritto canonico vi è scritto che: “La sacra ordinazione, una volta validamente ricevuta non diviene mai nulla”, quindi che, come gli altri sacramenti, assume un carattere indelebile. Questo perché, come accennato sopra, si tratta di un alleanza con Dio che egli non revocherà per nessuna ragione, ci sono però delle condizioni particolari (dottrinali o personali) per cui è possibile vedersi revocato lo stato clericale.
Entrando nello specifico, il sacerdote che perde lo stato clericale non vede ridotte le sue facoltà, ma viene dispensato dagli obblighi contratti in sede di Ordinazione. Quindi non c’è una perdita dello status di sacerdote o delle sue facoltà ma una limitazione al loro utilizzo, questo implica che un prete diventato laico può in ogni caso svolgere azioni sacramentali, perché essere rimangono valide, ma lo farebbe illegittimamente, ovvero senza il consenso della Chiesa.
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