Pentecoste: il Papa ci spiega la vera azione del Paraclito

Con la Pentecoste è in arrivo il Dono di tutti i doni: Gesù annuncia la venuta di un altro consolatore

Con queste parole, papa Francesco ha introdotto l’omelia per la messa di Pentecoste, celebrata nella basilica di San Pietro.

L’azione del Consolatore

Parlando dello Spirito Santo come “consolatore”, il Pontefice ha innanzitutto ricordato che le “consolazioni terrene” sono puri “anestetici”, che “svaniscono presto. Non curano, cioè, il “male profondo che ci portiamo dentro” e “non guariscono”.

Al contrario, “solo chi ci fa sentire amati così come siamo dà pace al cuore”. Così è la “tenerezza stessa di Dio, che non ci lascia soli” e che si manifesta nello Spirito Santo.

Sorella, fratello – ha detto il Santo Padre – se avverti il buio della solitudine, se porti dentro un macigno che soffoca la speranza, se hai nel cuore una ferita che brucia, se non trovi la via d’uscita, apriti allo Spirito Santo”.

Come affermava San Bonaventura, il mondo “nella prosperità consola e adula ma nell’avversità deride e condanna. Lo “Spirito del Risorto”, al contrario, “vuole risollevarci”.

Gli stessi Apostoli, nei tre anni trascorsi con Gesù, non erano cambiati. Dopo aver ricevuto lo Spirito Santo, però, “tutto cambia: i problemi e i difetti rimangono gli stessi, eppure non li temono più e non temono nemmeno chi vuol fare loro del male”.

Tempo di “annuncio del Vangelo” non di “lotta al paganesimo”

Anche a noi, “lo Spirito ci chiede di dare corpo alla sua consolazione”. Non si tratta di fare “discorsi” ma di farsi “prossimi” agli altri, “non con parole di circostanza, ma con la preghiera e la vicinanza”.

Il Paraclito, dunque, porta con sé un “tempo di consolazione”. Un tempo di “lieto annuncio del Vangelo” più che di “lotta al paganesimo”. Un tempo per “portare la gioia del Risorto, non per lamentarci del dramma della secolarizzazione.

Un tempo per “riversare amore sul mondo, senza sposare la mondanità”. Un tempo in cui “testimoniare la misericordia più che inculcare regole e norme”.

Un “avvocato” contro lo spirito di falsità

La definizione del Paraclito come “avvocato”, poi, è quasi letterale. “Nel contesto storico di Gesù – ha ricordato il Papa – l’avvocato non svolgeva le sue funzioni come oggi: anziché parlare al posto dell’imputato, gli stava di solito accanto e gli suggeriva all’orecchio gli argomenti per difendersi”.

Così agisce il Paraclito: “non si sostituisce a noi, ma ci difende dalle falsità del male ispirandoci pensieri e sentimenti. Lo fa con delicatezza, senza forzarci: si propone ma non si impone”.

Lo “spirito della falsità”, il “maligno”, al contrario, “cerca di costringerci, vuole farci credere che siamo sempre obbligati a cedere alle suggestioni cattive e alle pulsioni dei vizi”.

Divisioni “politiche” annullate

Lo Spirito Santo, infine, ci offre “tre antidoti basilari contro altrettante tentazioni”. Il primo consiglio è: “Abita il presente”. Il Paraclito, cioè, “afferma il primato dell’oggi” per non lasciarci “paralizzare dalle amarezze e dalle nostalgie del passato” o dai “timori per l’avvenire”.

Il secondo suggerimento è: “Cerca l’insieme”. Vale a dire che “lo Spirito non plasma degli individui chiusi, ma ci fonda come Chiesa nella multiforme varietà dei carismi, in un’unità che non è mai uniformità”.

A questo proposito, Francesco ha rammentato che tra gli Apostoli dimoravano “idee politiche opposte” e “visioni del mondo differenti”. Matteo, ad esempio, era un “pubblicano che aveva collaborato con i Romani”, mentre “Simone, detto Zelota […] si opponeva a loro”. Ricevuto lo Spirito Santo, hanno imparato a “non dare il primato ai loro punti di vista umani, ma all’insieme di Dio.

Un discorso simile è valido ancora oggi. “Se ascoltiamo lo Spirito – ha ammonito Bergoglio – non ci concentreremo su conservatori e progressisti, tradizionalisti e innovatori, destra e sinistra”. Il Paraclito spinge, piuttosto “all’unità, alla concordia, all’armonia delle diversità”.

Dio al primo posto

Il terzo grande consiglio dello Spirito Santo è: “Metti Dio prima del tuo io”. Ciò significa che la “vita spirituale” non è una “collezione di meriti e di opere nostre” ma “umile accoglienza di Dio. Se, al contrario, mettiamo davanti i nostri progetti, scadremmo “nel funzionalismo, nell’efficientismo, nell’orizzontalismo e non porteremo frutto”.

La Chiesa, infatti, “non è un’organizzazione umana, è il tempio dello Spirito Santo”, ha ricordato il Pontefice, prima della preghiera finale: “Spirito Santo, Spirito Paraclito, consola i nostri cuori. Facci missionari della tua consolazione, paracliti di misericordia per il mondo. Avvocato nostro, dolce Suggeritore dell’anima, rendici testimoni dell’oggi di Dio, profeti di unità per la Chiesa e l’umanità, apostoli fondati sulla tua grazia, che tutto crea e tutto rinnova”.

Luca Marcolivio

 

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