La denuncia dell’attività pedopornografica di monsignor Capella è giunta per la prima volta dallo Stato di Washington quando il diplomatico è stato beccato a scambiare foto di natura sessuale riguardanti minori durante un viaggio in Canada. I controlli effettuati dalla polizia canadese in collaborazione con quella americana hanno portato alla scoperta di un database in cloud contenente ingente materiale illecito. In seguito al ritrovamento delle prove, gli Stati Uniti hanno chiesto al Vaticano di rimuovere l’immunità diplomatica al monsignore per poterlo perseguire con le leggi degli USA.
La richiesta della giustizia americana è stata rifiutata ma al contempo è stato emesso un mandato di cattura ai danni del monsignore che è stato quindi costretto al ritorno in Italia per sottoporsi a processo. L’accusa aveva chiesto una condanna a 5 anni e 9 mesi ed al pagamento di una multa di 10 mila euro. Il presidente del tribunale Vaticano ha di fatto accolto la richiesta dell’accusa, abbassando però di 9 mesi e 5 mila euro la condanna. Nel pronunciare la sentenza Dalla Torre ha spiegato che per la detenzione, il possesso e il trasferimento del materiale pedo pornografico la condanna corrisponde a 4 anni che è salita a 5 anni per la reiterazione del reato.
Luca Scapatello
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