Peccati veniali: perché è importante non ometterli nella Confessione?

Molti pensano che i peccati veniali siano cose di poco conto, illudendosi che si possa fare finta di niente. In realtà nascondono un qualcosa di ben più grande che non va affatto trascurato. 

Tutti siamo infatti peccatori assidui, ma ciò non significa che siamo giustificati dal commetterli. Anzi, tutt’altro: c’è bisogno di allontanarci dal male fin dagli atteggiamenti più piccoli e ritenuti “veniali”.

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I peccati veniali sono infatti delle vere e proprie macchie sulla nostra anima, e per questa ragione c’è bisogno di toglierle quanto prima affinché la nostra relazione con il Padre sia profonda, sincera e aperta. Quando si parla di peccato veniale, infatti, comunemente nella lingua di oggi si pensa a un qualcosa di superfluo con cui tuttavia si può convivere.

Anche dai peccati veniali bisogna difendersi

In realtà non è proprio così. Bisogna ricordarci che, anche se veniale, si parla sempre e comunque di peccato, che di conseguenza andrebbe eliminato dalla propria vita. Se si guarda all’esempio virtuoso dei santi, infatti, questi solamente appena pensavano di commetterne uno si sentivano letteralmente in punto di morte.

Il loro legame con il divino era infatti così grande e limpido che non appena sopraggiungeva un piccolo tassello a sporcarlo per loro era come vedere la fine di tutto. Molto diverso quindi dai cristiani che oggi, che di fronte a un peccato veniale in genere tendono a minimizzare spiegando che non si tratta di nulla di grave.

I peccati veniali sono infatti disordini che ad esempio si commettono con il pensiero, con le parole, o persino con le parole stesse contro il Signore. Magari, con una semplice omissione. La legge del Signore è però chiara e afferma che ogni peccato concorre a condurci alla rovina, alla disgrazia. Per la semplice ragione che spesso la nostra disobbedienza è un qualcosa di volontario.

Cosa dice la Bibbia a questo proposito

Spesso infatti capire di compiere azioni sbagliate nonostante nel nostro cuore sappiamo bene che queste dispiacciono a Dio. San Paolo nella Lettera ai Romani (7, 18-24) dice: “Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene: in me c’è il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio.

Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. Dunque io trovo in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me. Infatti nel mio intimo acconsento alla legge di Dio, ma nelle mie membra vedo un’altra legge, che combatte contro la legge della mia ragione e mi rende schiavo della legge del peccato, che è nelle mie membra. Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte?“.

L’unico che libera da questo abbraccio mortale è il Signore, eppure di fronte ai suoi comandi l’uomo spesso non obbedisce. I peccati veniali hanno perciò la stessa origine di quelli mortali dal punto di vista del nostro cuore e della nostra libertà di scelta. Considerato in sé stesso, e non paragonato al fatto che ne consegue, c’è una dura gravità in tutto questo.

Prendere coscienza del male per evitarlo

Cerchiamo quindi di prenderne coscienza piangendo e addolorandoci anche per i nostri peccati veniali, non per un senso di moralismo o di rigidità ma perché siamo consapevoli del fatto che liberandoci da questi la nostra vita sarà più vicina al Signore, e quindi di conseguenza saremo più liberi e avremo maggiore possibilità di vivere la nostra vita in maniera piena e gioiosa, proprio come il Signore desidera per noi a causa del suo amore infinito e misericordioso di Padre.

Se il peccato, anche veniale, sporca la nostra anima, non vorremmo mai presentarci sporchi di fronte a Lui. Chi ama davvero il Signore, quindi, evita anche di entrare nell’atteggiamento da cui hanno origine anche i peccati più veniali, consapevoli che questa eliminazione non ci toglierà nulla, ma al contrario ci donerà tanta luce e pace ulteriore.

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