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Il partito nazionalista indiano afferma: “L’india è un Paese per soli induisti”

In risposta a quanto affermato lo scorso 27 ottobre da Mohan Bhagwat, leader dell’RRS (Rashtriya Swyamsevak Sangh, formazione paramilitare ultranazionalista indù), ovvero che: “l’Hindustan è un Paese di indù, ma ciò non significa che esso non appartenga ad altri”, i radicali dell’Shiv Sena hanno spiegato che non solo ‘Hindustan è un Paese induista ma tutta l’India. Il partito di minoranza affiliato a quello maggioritario al momento al governo, il Bjp (Bharatiya Janata Party), lo ha affermato attraverso un editoriale pubblicato su ‘Saamana’ in cui si legge: “Ci sono più di 50 Paesi per i musulmani. I cristiani hanno Paesi come l’America e l’Europa. I buddisti hanno la Cina, il Giappone, lo Sri Lanka e il Myanmar. Gli indù non hanno altro Paese che questo “.

Non è una novità, infatti, che i nazionalisti spingano per la creazione di uno Stato confessionale indù nonostante la costituzione del Paese asiatico sancisca come l’India sia uno Stato Laico in cui tutte le religioni sono permesse. Non è un caso, dunque, che da quando il Bjp è al potere (dal 2014) si siano intensificati gli episodi di intolleranza ai danni delle minoranze religiose, in particolare nei confronti dei cristiani: questi ultimi infatti sono accusati di obbligare intere famiglie e bambini a convertirsi al cristianesimo attraverso vere e proprie coercizioni oppure attraverso l’esborso di somme in denaro. Inoltre le associazioni cattoliche sono accusate di diffondere materiale contro l’induismo e di rapimento nei confronti di bambini o di intere comunità tribali allo scopo di farli convertire.

La diffusione di simili accuse ha portato ad un incremento notevole delle ritorsioni ai danni dei cattolici. Stando ai dati pubblicati dal ministero degli Affari Interni, infatti, si può notare che già a partire dal 2015 (l’anno successivo all’insediamento del Bjp) gli atti di violenza contro i cristiani sono diventati giornalieri. Dal rapporto stilato dalla United States Commission on International Religious Freedom (Uscirf), infatti, si apprende che gli episodi di violenza contro i cristiani sono stati 365 nel 2015 contro i 120 del 2014. La situazione è peggiorata ulteriormente nel 2016, anno in cui le violenze ai danni di cristiani sono salite ad una media di 10 a settimana. Sono oltre 8 mila i fedeli colpiti e costretti alla conversione, a questi poi vanno aggiunte le distruzioni delle chiese e la dissacrazione delle tombe e dei luoghi di culto.

Luca Scapatello

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Luca Scapatello

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