Non è facile parlare agli altri della fede nel Dio cristiano, che non si vede, ma che si fa percepire nell’intimo, come nella storia dell’umanità intera.
Non è semplice trovare le parole adatte, che possano servire a portare speranza e ad affidarsi al Signore, se i cuori di molti non ne comprendono la grandezza.
Ed è estremamente difficile sostenere i giovani, gli adolescenti in età cistica -in special modo- coi discorsi sulla fedeltà al Cristo.
Lungi da tutti noi la presunzione di poterlo fare, contando solo sulle nostre capacità umane, rivolgiamoci al Signore sempre, perché ci renda mezzo efficace, per comprendere coloro che lui stesso chiama alla devozione o, per lo meno, per offrire loro uno spiraglio di luce.
Una lettera molto particolare, scritta da una ragazzina di sedici anni ad un suo coetaneo, può chiarirci, più di tante argomentazioni, le idee e aiutarci a combattere la tentazione di essere dei “dotti della fede”, di riempire di parole vuote e di circostanza i nostri discorsi.
“Più volte mi hai detto di essere stufo dei soliti discorsi sempre più banali (…) sul “bisogna rispettare tutti indistintamente dal colore della pelle, religione, lingua e bla bla bla”. Come darti torto, ti capisco bene (…).
Tu sei amato immensamente, di un Amore così grande da non potertelo nemmeno immaginare.
Sei amato sempre, in ogni momento, anche quando prendi 4 in matematica o litighi con un amico. (…) Non è solamente corruzione e pedofilia, come ci vogliono far credere. Guarda tutto il bene, la bontà … ne resterai estasiato. Cerca di ricordarti anche che, quel Dio che tu sostieni non aver fatto niente per noi, è “solamente” morto in croce, per me e per te. (…)
Anche se so bene come ti senti in certi momenti, quando ti pare tutto senza un vero e proprio senso e vieni sopraffatto da un’apatia violenta, non puoi rassegnarti a tutto questo.
Antonella Sanicanti
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