Dal Parlamento Europeo arriva una seria minaccia alla Vita

Al voto all’Europarlamento il Rapporto Matić: l’obiezione di coscienza per i medici pro-life è in grave e serio pericolo.

Al Parlamento Europeo c’è chi ama tanto l’aborto da volerne fare un diritto umano. Con grave minaccia per le associazioni che da anni si battono per la vita nascente.

Obiezione di coscienza nel mirino

Quella che sarà votato il prossimo 23 giugno è una vera bomba a orologeria. Rispolverando e radicalizzando due vecchie risoluzioni, all’epoca fortunatamente respinte: il Rapporto Estrela e il Rapporto Lunacek. Il Rapporto Matić è già passato, a maggioranza assoluta dei membri, alla Commissione per i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere.

Il Rapporto Matić (dal cognome dell’eurodeputato socialista proponente, il croato Predrag Fred Matić) avanza tre obiettivi fondamentali, il primo dei quali è l’obbligo di sovvenzione dei servizi abortivi da parte degli stati nazionali.

Altro drammatico punto di svolta è l’attacco all’obiezione di coscienza per i medici e gli infermieri anti-abortisti, che vedranno cancellato o notevolmente ridimensionato il loro diritto. Il ricorso all’obiezione di coscienza, dunque, “non dovrebbe essere utilizzato per impedire l’accesso a servizi cui si è legalmente autorizzati, si legge nel Rapporto.

Questo aspetto specifico, come e più degli altri, rischia di confliggere con le legislazioni nazionali: in Italia, ad esempio, l’obiezione di coscienza è un diritto riconosciuto da varie sentenze della Corte Costituzionale ed è anche esplicitamente tutelato dalla Legge 194/78.

L’equivoco della “salute riproduttiva”

Il Rapporto Matić, in effetti, “invita l’UE, i suoi organi e le sue agenzie a sostenere e promuovere l’accesso ai servizi nel campo della salute sessuale e riproduttiva e dei relativi diritti e invita gli Stati membri a garantire l’accesso a un ampio spettro di tali servizi e a rimuovere tutti gli ostacoli che impediscono di avere pieno accesso alla salute sessuale e riproduttiva e ai relativi diritti”.

Gli ordinamenti nazionali europei (compresa Malta, unico stato membro dove l’aborto è ancora illegale, tranne rare eccezioni) non saranno quindi più liberi di legiferare sul tema ma saranno costretti a fondare le loro politiche sanitarie su “dati affidabili e obiettivi provenienti da organizzazioni quali l’OMS, altre agenzie delle Nazioni Unite e il Consiglio d’Europa”.

Secondo gli estensori del Rapporto, l’attivismo pro-life, in tutte le sue iniziative, rappresenta una “erosione” ed una “involuzione dei diritti delle donne” e metterebbe “in pericolo” la loro “salute. L’obiettivo finale è un ‘liberi tutti’ non solo all’aborto ma anche alla contraccezione e all’educazione sessuale. Questo risvolto pedagogico offrirebbe una sponda in più per il sempre più onnipervasivo indottrinamento gender a tutti i livelli scolastici.

I movimenti pro-life fanno quadrato intorno ai più deboli

In ambito pro-life non stanno mancando le voci contrarie. “Il Rapporto Matić, sui diritti sessuali e riproduttivi delle donne viola la nostra dignità di donne, proponendo contraccezione e aborto al posto della maternità – dichiarano le donne della Federazione Europea One of Us per la vita e la dignità dell’uomo –. Se quel Rapporto sarà approvato, creerà un messaggio proprio dall’UE che va a ledere la dignità e la peculiarità delle donne come madri”.

La Federazione “One of Us” ha dunque sollecitato gli europarlamentari a informarsi e a prendere posizione a favore dei diritti del concepito. “Insieme siamo forti per un’Europa libera, unita dove ogni differenza possa davvero trovare il suo posto”, ha affermato Jakub Baltroszevizìc, Segretario Generale di One of Us.

Da parte sua, CitizenGo ha lanciato una petizione sul proprio sito, indirizzata agli europarlamentari del Partito Popolare Europeo, molti dei quali ancora indecisi, il cui voto sarà determinante.

L’“aspetto più grave” del Rapporto, secondo CitizenGo, è il suo obiettivo di qualificare l’aborto come “diritto umano” e di sostenerlo indiscriminatamente. Tale diritto, però, “non esiste”, né può essere “derivato dalla Dichiarazione universale dei diritti umani o dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, si legge nella petizione.

Luca Marcolivio

 

 

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