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Papa Francesco: Quaresima tempo di potatura da falsità, mondanità, indifferenza

Consegna ai Missionari della Misericordia
“Cari fratelli, possiate aiutare ad aprire le porte dei cuori, a superare la vergogna, a non fuggire dalla luce. Che le vostre mani benedicano e risollevino i fratelli e le sorelle con paternità; che attraverso di voi lo sguardo e le mani del Padre si posino sui figli e ne curino le ferite!”.

Il senso del cammino quaresimale:

Questa la consegna che il Papa ha condiviso con gli oltre mille Missionari della Misericordia “segni e strumenti del perdono di Dio”. Francesco ha declinato il senso del cammino quaresimale in “due inviti” che la Chiesa rivolge: il lasciarsi “riconciliare con Dio” e il “ritornare” a Lui “con tutto il cuore”. “Cristo sa quanto siamo fragili e peccatori” – ha detto –  “sa che ci occorre sentirci amati per compiere il bene”:

“Egli vince il peccato e ci rialza dalle miserie, se gliele affidiamo. Sta a noi riconoscerci bisognosi di misericordia: è il primo passo del cammino cristiano; si tratta di entrare attraverso la porta aperta che è Cristo”.

Ostacoli che chiudono la porta del cuore
Cristo offre una “vita nuova e gioiosa” ha proseguito Francesco riconoscendo che ci possono essere alcuni ostacoli “che chiudono” il “cuore, come “la tentazione – ha detto – di blindare le porte”:

“Ossia di convivere col proprio peccato, minimizzandolo, giustificandosi sempre, pensando di non essere peggiori degli altri; così, però, si chiudono le serrature dell’anima e si rimane chiusi dentro, prigionieri del male”. Un altro ostacolo spiega “è la vergogna ad aprire la porta segreta del cuore”:

“La vergogna, in realtà, è un buon sintomo, perché indica che vogliamo staccarci dal male; tuttavia non deve mai trasformarsi in timore o paura”.

Infine la terza insidia, “quella di allontanarci dalla porta” facendo prevalere tristezza e scoraggiamento, rimanendo “soli con noi stessi”:

“Succede quando ci rintaniamo nelle nostre miserie, quando rimuginiamo continuamente, collegando fra loro le cose negative, fino a inabissarci nelle cantine più buie dell’anima”.

Lasciamoci riconciliare con Gesù – ha ripetuto il Papa – non bisogna “rimanere in sé stessi, ma andare da Lui! Lì ci sono ristoro e pace”.

Il mistero del peccato
Il Papa ha guardato il mistero del peccato che ci allontana “da Dio, dagli altri, da noi stessi” ha parlato di come si faccia fatica “ad avere veramente fiducia in Dio”, di come sia difficile  “amare gli altri, anziché pensare male di loro”; “siamo attirati e sedotti – ha aggiunto – da tante realtà materiali, che svaniscono e alla fine ci lasciano poveri:

Le tre medicine che guariscono dal peccato
“Accanto a questa storia di peccato, Gesù ha inaugurato una storia di salvezza. Il Vangelo che apre la Quaresima ci invita a esserne protagonisti,abbracciando tre rimedi, tre medicine che guariscono dal peccato”.

Il Papa parla della preghiera, la carità e il digiuno. Vie a cui ci invita Gesù “con coerenza e autenticità, vincendo l’ipocrisia”. La preghiera “espressione di apertura e di fiducia nel Signore che è incontro personale con Lui”:

“Pregare significa dire: non sono autosufficiente, ho bisogno di Te, Tu sei la mia vita e la mia salvezza”.

In secondo luogo la carità, per superare l’estraneità nei confronti degli altri:

L’amore vero – ha precisato – “non è un atto esteriore” “per acquietarsi la coscienza”. “È vivere il servizio, vincendo la tentazione di soddisfarci”.

Ha quindi spiegato che il digiuno e la penitenza aiutano a liberarci dalle dipendenze, allenano  “a essere più sensibili e misericordiosi”:

“È un invito alla semplicità e alla condivisione: togliere qualcosa dalla nostra tavola e dai nostri beni per ritrovare il bene vero della libertà”.

Quaresima tempo di potatura da falsità, mondanità, indifferenza
Con lo sguardo fisso al “Crocifisso”, con la consapevolezza che tutti torneremo “ceneri”, “la Quaresima – ha aggiunto – sia un tempo di benefica potatura della falsità, della mondanità, dell’indifferenza”:

“Per non pensare che tutto va bene se io sto bene; per capire che quello che conta non è l’approvazione, la ricerca del successo o del consenso, ma la pulizia del cuore e della vita; per ritrovare l’identità cristiana, cioè l’amore che serve, non l’egoismo che si serve”.

Emanuele

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Emanuele

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